La difesa commerciale come politica industriale: il caso Goes e le sfide dell’Europa

L’Europa utilizza strumenti commerciali per proteggere la produzione e ridurre dipendenze. Il caso Goes mette in luce le complessità del settore.

La difesa commerciale sta assumendo un ruolo sempre più strategico nella politica industriale europea, come dimostra il caso dell’acciaio elettrico, noto come Goes. L’Unione sta utilizzando strumenti commerciali per proteggere capacità produttive e ridurre dipendenze, un approccio che ha reso evidente la crescente interconnessione tra politiche commerciali e industriali. Il caso Goes, in particolare, ha messo in luce le complessità di un settore chiave per l’elettrificazione delle reti e per la sicurezza energetica dell’Europa.

La salvaguardia provvisoria e le sue implicazioni

La Commissione europea ha introdotto una salvaguardia provvisoria sulle importazioni di acciaio elettrico a grani orientati, noto come Goes, attraverso contingenti tariffari e soglie di prezzo. L’obiettivo è proteggere la capacità produttiva europea, che si trova sotto pressione a causa della sovraccapacità globale e della chiusura di altri mercati di sbocco. La misura non si limita al materiale originario, ma include anche laminazioni e nuclei utilizzati nella produzione dei trasformatori, un passo che ha reso il caso Goes particolarmente significativo.

La Commissione ha scelto di seguire il prodotto lungo la catena del valore, un approccio che segna un cambiamento nella politica industriale europea.

Le divergenze tra settori e le conseguenze economiche

T&D Europe e Orgalim sostengono che la salvaguardia possa generare un trasferimento di circa 700 milioni di euro l’anno dall’industria dei trasformatori verso i produttori europei di Goes. Questo effetto potrebbe influenzare la competitività delle imprese che utilizzano l’acciaio elettrico, con impatti su costi e prezzi. La Commissione, invece, ritiene che l’aumento dei prezzi dei trasformatori abbia un effetto trascurabile sui costi di esercizio delle reti e, di conseguenza, sui prezzi dell’elettricità. La misura conserva quote di importazione proprio perché l’offerta europea non è completamente autosufficiente. Questo equilibrio tra protezione e apertura commerciale rappresenta una sfida per la politica industriale europea, che deve valutare non solo la sicurezza economica, ma anche la competitività delle imprese a valle della filiera.

La questione che sta emergendo a Bruxelles riguarda ormai il grado di dipendenza che l’Unione considera accettabile e il prezzo che è disposta a sostenere per ridurla. È una discussione economica prima ancora che ideologica. Anche nel dibattito politico europeo questa connessione è diventata più evidente. Il gruppo Ecr ha recentemente legato competitività industriale e riduzione delle dipendenze alla necessità di diversificare le catene di fornitura attraverso partner affidabili, insistendo allo stesso tempo sull’incidenza dei prezzi dell’energia e dei costi regolatori sulle imprese.

La politica industriale europea sta evolvendo, diventando più selettiva e meno orientata all’autosufficienza.

Il caso Goes rappresenta un esempio concreto di come la difesa commerciale possa diventare un strumento di politica industriale, ma anche di come le decisioni di protezione possano generare effetti imprevisti lungo la filiera. La Commissione, con le sue misure, sta cercando di costruire un perimetro di protezione che tenga conto della struttura effettiva della filiera, un passo che potrebbe influenzare i prossimi dossier industriali europei. La sicurezza economica non coincide con l’autosufficienza e l’apertura commerciale non richiede di accettare qualsiasi dipendenza. Fra questi due estremi si sta formando una politica industriale europea molto più selettiva di quella del passato. Il suo successo dipenderà dalla capacità di proteggere produzioni considerate essenziali senza spostare il problema, e il costo, qualche passaggio più avanti nella stessa catena del valore.