Giornate del Cinema Muto 2026: 45 anni di riscoperta e restauro a Pordenone

Le Giornate del Cinema Muto 2026 a Pordenone presentano 250 film da 19 Paesi, restauri e riscoperte in un’edizione dedicata al cinema muto.

Le Giornate del Cinema Muto 2026, in corso a Pordenone dal 3 al 10 ottobre, presentano la loro 45ª edizione con circa 250 film provenienti da 19 Paesi, restauri, riscoperte e accompagnamenti musicali dal vivo. La manifestazione, diretta da Jay Weissberg, offre un’immensa varietà di opere, tra cui film restaurati, riscoperte e progetti di conservazione. L’evento, che si svolge in un’atmosfera di passione e ricerca, rappresenta un punto di incontro per appassionati e studiosi di cinema muto in tutto il mondo.

Un viaggio attraverso il cinema muto e le sue radici

Il festival propone un’ampia gamma di film, tra cui opere restaurate e riscoperte, con un focus particolare su registi e attori di grande importanza nella storia del cinema. Tra i titoli più significativi figurano “For Heaven’s Sake” di Sam Taylor, “Don Q, Son of Zorro” di Donald Crisp e “The Iron Horse” di John Ford. Inoltre, “Una pagina di follia” di Teinosuke Kinugasa, accompagnato da benshi dal vivo, rappresenta un’esperienza unica per gli spettatori. Il festival si distingue per la sua attenzione alla conservazione e alla riscoperta di opere rare e poco conosciute.

La retrospettiva “Weimar senza censure” esplora il cinema tedesco del primo dopoguerra.

Una delle sezioni più apprezzate del festival è la retrospettiva “Weimar senza censure: Tabù e trasgressioni nel cinema tedesco, 1919-1920”, che esplora il cinema tedesco del primo dopoguerra. Tra i film in programma figura “Die Tragödie eines seltsamen Hauses” di Robert Wiene e “Pest in Florenz” di Otto Rippert, scritto da Fritz Lang. Il festival si arricchisce anche con la riscoperta di Marshall Neilan e Italia Almirante Manzini, con un focus su opere che hanno contribuito alla storia del cinema italiano.

Collaborazioni internazionali e progetti di restauro

La sezione dedicata al cinema spagnolo delle origini presenta oltre cinquanta cortometraggi realizzati tra il 1896 e il 1919, mentre la sezione “L’arte del benshi” esplora la tradizione giapponese degli attori-narratori. Tra i titoli più interessanti figura “Stellina, la pescatrice di Venezia” (1913), un film a colori ambientato tra Venezia e Chioggia. Il festival si conclude con la presentazione del nuovo restauro del “Danske Filminstitut”, accompagnato da una partitura eseguita dall’Orchestra della RTV Slovenia.

Il lavoro di recupero e conservazione è frutto di una collaborazione internazionale.

Il progetto, coordinato da Filmoteca de Catalunya e Filmoteca Española, nasce dalla collaborazione di undici cineteche spagnole e di istituzioni internazionali e rappresenta un significativo lavoro di recupero e conservazione. Il festival si conclude con la presentazione di “Peace on the Western Front” (1930), un film pacifista britannico, e con la chiusura del festival con “The Iron Horse” di John Ford.