La vedova di Giovanni Ferri presenta denuncia in Procura dopo 16 anni
La vedova di Giovanni Ferri presenta denuncia in Procura dopo 16 anni, chiedendo indagini per omicidio volontario.
La vedova di Giovanni Ferri, trovato senza vita nel 2010 a Garlasco, ha presentato una denuncia in Procura a Pavia, chiedendo indagini per omicidio volontario. La donna, Gabriella Ferri, ha formalizzato la denuncia attraverso il suo legale Fabrizio Gallo, lunedì 21 settembre, dopo 16 anni di silenzio. La moglie del pensionato, che aveva problemi di deambulazione, non era mai stata ascoltata ufficialmente sulla morte del marito, almeno secondo quanto riferito dal suo legale e da lei stessa. La denuncia, che apre nuove possibilità di indagine, ha suscitato interesse e domande su eventi che non tornano.
Un caso chiuso come suicidio, ma con troppe anomalie
Il caso di Giovanni Ferri, morto il 22 novembre 2010, era stato chiuso come suicidio, ma negli anni sono emersi elementi che non tornano. La morte del pensionato di 88 anni, trovato senza vita in un anfratto, è stata una delle morti sospette che si sono verificate dopo il 2007, anno in cui Chiara Poggi fu uccisa. Nonostante non ci siano conferme di collegamenti, il caso di Ferri continua a sollevare domande. La vedova, Gabriella, ha rivelato che non era mai stata formalmente ascoltata, e ora la sua versione è entrata per la prima volta in un atto formale.
La vedova ha rivelato di aver fatto nomi di persone che le avrebbero detto di stare in silenzio. La denuncia, presentata attraverso il legale Fabrizio Gallo, include dettagli che il legale ha definito «abbastanza agghiaccianti». La ricostituzione del fascicolo, che era scomparso e non era presente neanche in archivio, potrebbe portare alla riapertura del caso. Il procuratore capo di Pavia Napoleone dovrà valutare gli elementi e decidere come procedere.
Elementi inquietanti: il coltello e i coltelli
Uno degli elementi più discusso riguarda l’arma repertata vicino al corpo di Ferri. Il coltello, descritto come di 20,5 centimetri, con punta acuminata sporca di sangue, manico in legno e lama in acciaio seghettato, è stato definito un coltello da bistecca. Tuttavia, negli atti del 2010, si legge che non vi era un set di coltelli completo, ma tutti di fogge diverse. Gabriella, però, è convinta che i coltelli fossero sempre caratterizzati da un manico nero in plastica.
Non è chiaro se il cassetto fosse stato aperto e controllato, e perché non ci sia un verbale specifico su questa verifica. Il legale ha sottolineato che la vedova non aveva autorizzato una perquisizione o l’apertura dei cassetti, che invece sono stati aperti. Questo ha sollevato ulteriori dubbi su come sia stato gestito il caso e quali informazioni siano state omesse. Un altro aspetto inquietante riguarda la firma sul verbale del coltello, che è stata riconosciuta come quella del comandante Marchetto, ma lui ha dichiarato di non riconoscere la firma. Il documento, datato 27 luglio 2011, è stato firmato da un comandante che era già stato trasferito da Sesto San Giovanni. Questo ha sollevato ulteriori dubbi su chi abbia compilato e firmato quel verbale e quando.
La famiglia Ferri, dopo 16 anni di silenzio, ha deciso di rompere il muro del silenzio e di chiedere giustizia. La corsa verso la chiarezza è stata intrapresa, e la vedova merita di sapere la verità su quanto è successo a suo marito. La denuncia in Procura rappresenta un passo importante verso la verità, ma le risposte saranno fornite solo attraverso gli accertamenti della Procura. La luce in fondo al tunnel potrebbe finalmente arrivare, ma per questo è necessario che ogni elemento venga verificato con attenzione e onestà.
