Sostenibilità nel Food&Beverage italiano: il 23% delle aziende raggiunge i livelli di conformità internazionali

Solo il 23% delle aziende del settore Food&Beverage italiano raggiunge i livelli di conformità agli standard di sostenibilità internazionali.

Un progresso ma con margini di miglioramento

Il settore Food&Beverage italiano mostra un progresso nella conformità agli standard di sostenibilità, ma il 23% delle 30 maggiori aziende del settore raggiunge i livelli di conformità internazionali, secondo l’aggiornamento dei Corporate Standard Ethics Rating (SER) di Standard Ethics. Dal 2022, la quota di aziende con un rating almeno “EE-” è passata dal 20% al 23%, con 7 aziende su 30 che soddisfano i criteri di Sustainable Grade. Tuttavia, il dato indica che il 77% delle società si colloca nella categoria Not Fully Sustainable Grade, segnando un’evoluzione ma anche un’indicazione di ulteriori miglioramenti necessari.

La sostenibilità non è ancora integrata a livello aziendale Le iniziative ESG sono presenti, ma il passaggio da interventi circoscritti a una strategia integrata a livello di gruppo appare ancora incompleto per una parte significativa delle società monitorate. La sostenibilità rimane concentrata su singoli prodotti e filiere, con un’incorporazione limitata nel funzionamento complessivo dell’azienda. Standard Ethics segnala margini di miglioramento soprattutto nelle strategie di lungo periodo, nelle policy di sostenibilità, nei modelli di governance e nei sistemi di gestione dei rischi ESG.

La trasparenza e la governance sono ancora critiche

Un altro elemento di preoccupazione riguarda la disponibilità delle informazioni. Anche tra società con una presenza internazionale, non sono infrequenti i casi in cui mancano informazioni di base rispetto a quelle indicate come rilevanti da ONU, OCSE e UE. La metodologia di Standard Ethics valuta non solo le iniziative ambientali o sociali, ma anche il livello di allineamento delle politiche e della governance aziendale alle indicazioni di sostenibilità internazionali. La trasparenza e la governance sono quindi elementi chiave per il raggiungimento di un livello più elevato di conformità. Il quadro regolamentare europeo influenzerà il futuro del settore Il monitoraggio proseguirà nei prossimi anni sotto la responsabilità di Standard Ethics Europe, che è registrata nell’albo europeo dei fornitori di rating ESG dal 13 agosto 2026. Il settore Food&Beverage dovrà capire se la crescita dei rating riuscirà ad accelerare e se le pratiche ESG oggi concentrate su singoli prodotti e filiere riusciranno a diventare parte integrante delle strategie, della governance e della gestione dei rischi delle aziende.

Un progresso lento ma significativo

L’aggiornamento evidenzia una sostanziale stabilità dei rating nel periodo più recente, con soltanto tre modifiche tra le 30 società monitorate negli ultimi due anni. Lavazza, ad esempio, ha visto il suo rating aumentare a “EE-”, entrando nel gruppo delle aziende con Sustainable Grade. Altre aziende come Casillo Group e Illycaffè raggiungono il livello “EE”, indicato come Strong. Tuttavia, il progresso rimane lento e la sostenibilità non è ancora una pratica integrata in modo uniforme nel settore.

  • Il 23% delle aziende raggiunge i livelli di conformità internazionali
  • Le iniziative ESG rimangono spesso legate a singoli prodotti o filiere
  • La trasparenza e la governance aziendale sono ancora critiche
  • Il quadro regolamentare europeo influenzerà il futuro del settore

La sostenibilità nel Food&Beverage italiano è un percorso a velocità diverse, con margini di miglioramento significativi. Il settore dovrà affrontare la sfida di integrare le pratiche ESG in modo più completo e trasparente, non solo per rispondere a standard internazionali, ma anche per soddisfare le aspettative dei consumatori e degli investitori.