Agostino Sella denuncia politiche migratorie di Meloni in lettera a Giorgia Meloni

Agostino Sella, presidente dell’Associazione “Don Bosco 2000”, scrive a Giorgia Meloni denunciando politiche migratorie e accuse a Trump.

Un uomo si rivolge a un politico mentre parla di migrazioni e responsabilità
Un uomo si rivolge a un politico mentre parla di migrazioni e responsabilità

Il 2 agosto 2026, Agostino Sella, presidente dell’Associazione “Don Bosco 2000”, ha inviato una lettera a Giorgia Meloni, in cui denuncia le politiche migratorie e le accuse rivolte al presidente spagnolo Pedro Sánchez, sostenendo che si tratti di una strategia per coprire le posizioni di Donald Trump. La missiva, pubblicata in forma integrale, arriva dopo i gravi episodi di morte di migranti a Ceuta, dove Sella sostiene che i corpi siano usati come sfondo per un post su X. La lettera, scritta con tono forte e diretto, denuncia una politica che, secondo Sella, non risponde alle vere esigenze dei migranti e si concentra su una retorica di controllo dei confini.

Politiche migratorie e accuse a Trump

Secondo Sella, la politica migratoria italiana non è una difesa dei confini, ma un “sciacallaggio politico sulla pelle dei poveri”. L’associazione, che si occupa di accoglienza e integrazione, sostiene che le accuse rivolte a Sánchez siano un modo per coprire le posizioni di Trump, che, secondo Sella, ha premiato il Marocco con riconoscimenti e accordi economici. La lettera sottolinea come il Marocco utilizzi i migranti come arma di ricatto contro la Spagna, che si è avvicinata ad Algeri. Sella ritiene che questa situazione abbia portato a migliaia di giovani, molti dei quali minorenni, a buttarsi in acqua, con diciannove morti annegati.

La verità non è mai stata detta. Sella ricorda che Ceuta è un’enclave in territorio marocchino, e chi arriva lì non entra in Europa continentale, ma viene identificato sul posto. I funzionari del Viminale hanno ammesso che si tratti di controlli “a campione”, una misura simbolica e inefficace. Sella sostiene che questa politica non serve a proteggere i confini, ma a creare una retorica di controllo, a scapito della verità.

Una politica che non è da madre

La lettera di Sella si conclude con un appello diretto a Meloni: smettere di mentire agli italiani sulle cause e di attaccare Sánchez per coprire Trump. Sella ricorda che l’Italia è il Paese di Lampedusa, di don Puglisi, di don Milani e di don Bosco, e che ha inventato la parola “solidarietà” nella Costituzione. La lettera si conclude con un appello: smettere di trasformare diciannove cadaveri in punti percentuali e di usare i corpi dei migranti come sfondo per un post su X. Sella chiede a Meloni di chiamare Bruxelles, di convocare l’ambasciatore USA e di costruire una politica migratoria europea.

Non è da statista — perché una statista non chiude Schengen per un teatrino interno mentre nel Mediterraneo si muore: chiama Bruxelles, convoca l’ambasciatore USA, chiede conto a Trump del ricatto marocchino, costruisce una politica migratoria europea. Non è da italiana — perché l’Italia è il Paese di Lampedusa, di don Puglisi, di don Milani, di don Bosco. Non è da madre — perché quei ragazzi affogati a Tarajal sono figli di qualche madre.

La lettera di Sella rappresenta una voce di protesta e di solidarietà, che si oppone a una politica migratoria che, secondo l’associazione, non risponde alle vere esigenze dei migranti e si concentra su una retorica di controllo. La lettera, scritta con un tono forte e diretto, denuncia una politica che, secondo Sella, non è da statista, non è da italiana e non è da madre.