Processo d’appello per Oseghale rinviato. La madre di Pamela Mastropietro mostra la maglietta con la foto della figlia fatta a pezzi
Processo d’appello per Oseghale rinviato. La madre di Pamela Mastropietro mostra la maglietta con la foto della figlia fatta a pezzi.

Il processo d’appello per Innocent Oseghale, imputato per l’omicidio di Pamela Mastropietro, è stato rinviato al 22 febbraio a causa dell’assenza dei due testimoni. La madre della vittima, Alessandra Verni, è arrivata in piazza Matteotti a Perugia con una maglietta bianca che mostra la salma della figlia fatta a pezzi, un simbolo di dolore e determinazione. Durante l’uscita dell’imputato, si sono verificate tensioni tra Oseghale e i familiari e amici di Pamela, con urla e insulti che hanno accompagnato il suo arrivo in carcere a bordo di un furgone della polizia penitenziaria.
La violenza sessuale e la condanna
Alessandra Verni ha espresso la sua convinzione che Oseghale meriti una condanna a vita, sottolineando che la violenza sessuale è stata accertata da due corti nel merito. «Il carcere a vita è ciò che merita. Qualsiasi altra condanna la riterrò ingiusta», ha detto la donna, che ha mostrato la maglietta all’imputato seduto poco distante da lei. La madre ha ricordato come Pamela è stata uccisa e fatta a pezzi, con una violenza che ha incluso coltellate, scarnificazione e lavaggio con la candeggina. «Per cosa, se non per nascondere la violenza sessuale?», ha chiesto, esprimendo il suo disappunto per l’attuale processo d’appello.
Le reazioni dei familiari
Lo zio di Pamela, Marco Valerio Verni, ha riferito che Oseghale ha cercato un contatto fisico con Alessandra durante l’uscita in aula, indicando un comportamento nervoso e potenzialmente aggressivo. «Siamo amareggiati perché a nostro avviso non dovevamo arrivare a questo appello bis, di cui non ha responsabilità né la Corte né la Procura generale di Perugia», ha affermato. L’avvocato ha criticato l’idea di mettere in discussione la violenza sessuale, che è già stata accertata da due corti. «Non dobbiamo mai scordare di quello che è successo a Pamela», ha concluso, sottolineando l’importanza di andare avanti nella ricerca di eventuali complici, non indietro a mettere in discussione fatti già stabiliti.
La tensione è rimasta alta durante l’arrivo di Oseghale, con gli amici di Pamela che hanno accolto l’imputato con insulti e urla. «Me… sei una me…», hanno gridato, esprimendo il loro dolore e la loro rabbia. La madre di Pamela, con la maglietta che mostra la salma della figlia, ha rappresentato un simbolo di resistenza e di lotta per la verità. Il processo d’appello bis, che vede Oseghale imputato per l’omicidio della 19enne avvenuto a Macerata il 30 gennaio 2018, rimane un momento cruciale per la famiglia e per la giustizia.
