Legge elettorale, il centrodestra si fissa su preferenze ma non decide il ballottaggio

Il centrodestra si fissa su preferenze ma non decide il ballottaggio, con emendamenti unitari e perplessità interne.

Deputati e senatori del centrodestra discutono emendamenti sulla legge elettorale, con attenzione al tema del ballottaggio e delle preferenze
Deputati e senatori del centrodestra discutono emendamenti sulla legge elettorale, con attenzione al tema del ballottaggio e delle preferenze

Il centrodestra si fissa su alcune linee di fondo della legge elettorale, ma non ha ancora preso una decisione definitiva sul ballottaggio. Dopo la pausa estiva, i partiti della coalizione hanno presentato emendamenti unitari, mantenendo fede all’intesa raggiunta sulle preferenze. Tuttavia, il tema del secondo turno rimane aperto, con perplessità interne e attenzione alle reazioni delle opposizioni.

Preferenze e obbligo di alternanza di genere

La maggioranza del centrodestra ha sottoscritto un testo che ricalca quello bocciato con voto segreto alla Camera, mantenendo l’obbligo di alternanza di genere per le prime tre preferenze. Tuttavia, il tema non è stato chiuso definitivamente, e si potrebbe riaprire una riflessione, soprattutto alla luce dei malumori delle parlamentari donne. Il presidente della commissione Andrea De Priamo di FdI ha spiegato che si valuteranno i pro e i contro, soprattutto tecnici, legati al sistema bicamerale e al rischio di spaccare la coalizione.

Emendamenti unitari e norma “anti-cespugli”

Il centrodestra ha presentato tre emendamenti unitari, tra cui una norma tecnica che interviene nel caso in cui una coalizione o una lista riceva più di 113 seggi al Senato. Inoltre, è stato ridefinito il sistema dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone. Per quanto riguarda la norma “anti-cespugli”, introdotta da un emendamento a firma Forza Italia, non è stato presentato alcun emendamento unitario, ma solo singole proposte di modifica. Tra queste, si segnala un emendamento a firma FdI che prevede di abbassare la soglia di esclusione dal calcolo elettorale dal 3 al 2%.

La Lega, pur essendo contraria al ballottaggio, non ha dato una definitiva pietra sopra, rimanendo aperta a valutare proposte utili a rafforzare la rappresentatività e la stabilità. La premier ha dato il via libera alla presentazione dell’emendamento, ma non lo ha reso un tema dirimente. Il testo prevede che scatti il ballottaggio nel caso in cui nessun partito o coalizione ottenga almeno il 48% dei voti in entrambe le Camere, ma purché le prime due coalizioni siano entrambe sopra il 38%. Se invece a incassare il 38% è una sola coalizione, il premio di maggioranza viene attribuito direttamente al primo turno alla coalizione più votata, a condizione che essa abbia ottenuto più del 42% in entrambe le Camere. Le opposizioni, in particolare il Pd, hanno espresso forti critiche, considerando la mossa del centrodestra come disperata e incostituzionale. Futuro Nazionale, invece, ha avvertito che i voti non appartengono ai partiti e non sono pacchi da trasferire da una coalizione all’altra. Il tema del ballottaggio rimane quindi un punto di discussione aperto, con la possibilità di ulteriori riflessioni e modifiche nel corso dell’esame in Aula.