Giulia Tramontano, 3 anni dopo il femminicidio a Senago: il veleno, le bugie e la memoria
Tre anni dopo il femminicidio di Giulia Tramontano a Senago, il veleno per topi e le bugie di Impagnatiello continuano a scuotere la comunità.
Il 27 maggio 2023, tre anni fa, Giulia Tramontano, una donna di 29 anni incinta di sette mesi, perse la vita in circostanze che hanno scosso l’intera comunità di Senago. La sua storia, come tante altre, è diventata un simbolo di una violenza nascosta, silenziosa, che si nasconde dietro muri e promesse. Il femminicidio di Giulia ha suscitato una rabbia che non si è spenta, ma si è trasformata in una domanda collettiva: come si può vivere in un Paese dove la violenza può convivere con la normalità?
La violenza non ha mai urlato, ma ha ucciso.
Il veleno per topi e le bugie di Impagnatiello
La tragedia di Giulia ha trovato un’eco in un’altra storia, quella di Giulia Cecchettin, una ragazza uccisa da un partner. Entrambe le ragazze, con lo stesso nome, hanno segnato un momento di riflessione su una forma di violenza che non si esprime con ferite visibili, ma con una sofferenza che si insinua nel quotidiano. Il caso di Giulia Tramontano ha visto l’ingaggio di un’indagine che ha svelato una serie di bugiari e omissioni da parte di chi doveva proteggerla.
Le bugie non possono cancellare un omicidio.
La nipotina col suo nome e la memoria
La memoria di Giulia vive attraverso la nipotina che porta il suo nome, un simbolo di una lotta che non si ferma. La sua storia ha trovato un’eco in un processo che ha visto la Cassazione rivedere il piano di un imputato, che aveva sostenuto che Giulia era “avvelenata da mesi, partì a dicembre”. Questa affermazione, sebbene non confermata, ha alimentato un dibattito su come la giustizia possa rispondere a una violenza che si nasconde dietro le apparenze.
La giustizia deve seguire le verità, non le menzogne.
Il femminicidio di Giulia Tramontano non è solo un caso isolato. È un esempio di come la violenza possa insinuarsi nella vita di una donna, senza urla, senza segni evidenti, ma con conseguenze devastanti. Tre anni dopo, la sua storia continua a essere un monito per una società che deve fare i conti con una forma di violenza che non si esprime con la forza, ma con l’abuso di potere, di controllo e di silenzio.
Non si può permettere che un veleno uccida in silenzio.
- Il 27 maggio 2023, Giulia Tramontano perse la vita in circostanze simili a quelle di altre donne uccise da partner o ex partner.
- La Cassazione ha riveduto il piano di un imputato, che aveva sostenuto che Giulia era “avvelenata da mesi, partì a dicembre”.
- La sua storia ha trovato un’eco in un’altra ragazza, Giulia Cecchettin, uccisa da un partner.
La memoria di Giulia Tramontano vive attraverso la nipotina che porta il suo nome, un simbolo di una lotta che non si ferma. Il suo caso ha scosso la comunità e ha messo in luce una forma di violenza che non si esprime con urla, ma con una sofferenza che si insinua nel quotidiano. Tre anni dopo, la sua storia continua a essere un monito per una società che deve fare i conti con una forma di violenza che non si esprime con la forza, ma con l’abuso di potere, di controllo e di silenzio.
Non si può permettere che un veleno uccida in silenzio.
