Zelensky: «La guerra non è più nelle mani di Putin». La piazza ucraina protesta per le dimissioni di Fedorov
Zelensky annuncia che la guerra non è più sotto il controllo di Putin, ma le proteste in Ucraina crescono per le dimissioni di Fedorov.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che la guerra non è più nelle mani del presidente russo Vladimir Putin, ma la piazza ucraina protesta per le dimissioni del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. In un’intervista a Fox News durante un incontro a Washington con Donald Trump, Zelensky ha sottolineato che la Russia perde 30 mila soldati al mese, ma la guerra non si fermerà senza un accordo diplomatico. Tuttavia, le proteste in Ucraina crescono, alimentate da una mancanza di comunicazione e di trasparenza da parte del potere. La situazione si complica ulteriormente con le accuse di un consigliere di Fedorov, Serhii Sternenko, che ha rivelato come le dimissioni del ministro siano legate a interessi politici e economici.
La guerra non è più nelle mani di Putin
Zelensky ha espresso la sua convinzione che la guerra non sia più controllata da Putin, ma da forze esterne e da una strategia internazionale. «Stiamo rispondendo con forza e determinazione, non solo noi, ma anche attraverso le sanzioni», ha detto il presidente ucraino. Durante il suo incontro con Trump, Zelensky ha ottenuto le licenze per i caccia intercettori Patriot, vitali per la difesa aerea di Kiev. «Spero che riusciremo a stipulare un accordo di coproduzione», ha aggiunto, evidenziando l’importanza di un’alleanza strategica con gli Stati Uniti.
Le proteste per le dimissioni di Fedorov
Intanto, la piazza ucraina si mobilita per le dimissioni di Fedorov, che ha lasciato il ministero della Difesa dopo aver introdotto procedure più trasparenti e gare più rigorose per l’acquisto delle armi. Serhii Sternenko, consigliere di Fedorov, ha rivelato che le sue azioni hanno colpito equilibri consolidati e che il ministro è stato licenziato per «colpire certi interessi». Le proteste alimentano una sfiducia verso il governo, che non comunica le ragioni delle decisioni. «Gli ucraini non conoscono le vere ragioni della decisione di Zelensky e questo alimenta sfiducia», ha detto Sternenko, sottolineando come la mancanza di comunicazione abbia aperto una crisi.
La crisi interna in Ucraina, se non gestita, potrebbe aiutare il Cremlino, ma la piazza ucraina dimostra ancora una società viva e pronta a difendere le istituzioni anticorruzione. Le proteste segnalano una tensione tra trasparenza e interessi nascosti. Sternenko ha rivelato che le procedure introdotte da Fedorov hanno suscitato attacchi aggressivi, anche attraverso canali Telegram anonimi. «La corruzione esiste in ogni Paese, ma la differenza sta nel fatto che tu abbia o no istituzioni indipendenti e cittadini pronti a far sentire la loro voce», ha sottolineato.
Per venerdì è prevista una marcia a Kiev: «Sì. Se le richieste della gente continueranno a essere ignorate, gli ucraini torneranno in piazza. È un passaggio che sarebbe meglio evitare, soprattutto mentre siamo in guerra. Una crisi politica interna, oggi, finirebbe per aiutare il Cremlino». La situazione si complica ulteriormente con la minaccia di una marcia a Kiev, se le richieste della gente continueranno a essere ignorate.
La piazza ucraina dimostra una forte volontà di partecipare al dibattito politico, ma la mancanza di trasparenza e di comunicazione alimenta la sfiducia. Zelensky, però, deve trovare un equilibrio tra la strategia militare e la gestione politica, per evitare una frattura che potrebbe compromettere la sua leadership in un momento cruciale per la guerra. Le proteste segnalano una tensione tra trasparenza e interessi nascosti. La crisi interna in Ucraina, se non gestita, potrebbe aiutare il Cremlino, ma la piazza ucraina dimostra ancora una società viva e pronta a difendere le istituzioni anticorruzione.
