La strage di Erba non vedrà un nuovo processo

I giudici della Corte d’Appello di Brescia hanno respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba.

La strage di Erba non vedrà un nuovo processo
La strage di Erba non vedrà un nuovo processo

La Corte d’Appello di Brescia ha respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba, confermando la condanna all’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi. I giudici hanno stabilito che le prove presentate dagli avvocati dei coniugi non sono nuove e non possono giustificare un nuovo processo. La decisione, arrivata dopo una serie di udienze, chiude definitivamente un percorso giudiziario che ha visto la condanna confermata in tutti i gradi di giudizio.

Le prove non sono nuove

I giudici hanno chiarito che le prove portate in sede di revisione erano già state valutate nei tre gradi di giudizio. La difesa aveva avanzato l’istanza basandosi su presunti errori commessi dagli investigatori durante le indagini. Tuttavia, i magistrati hanno ritenuto che tali elementi non costituiscano nuove prove sufficienti a modificare la sentenza. La richiesta di revisione, quindi, non ha trovato accoglimento.

Le prove non sono nuove e non possono modificare la sentenza.

La difesa aveva sottolineato errori nella testimonianza di Mario Frigerio, nella gestione della confessione e nel ritrovamento della macchia di sangue sull’auto di Romano. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che tali elementi non siano sufficienti a modificare la sentenza. La revisione del processo è una possibilità prevista dal codice di procedura penale italiano, ma richiede prove molto forti e una valutazione rigorosa da parte della Corte d’Appello.

La strage di Erba e i suoi protagonisti

La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, ha visto la morte di quattro persone: Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, sua madre Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Il marito di Cherubini, Mario Frigerio, fu colpito alla gola ma riuscì a salvarsi. Gli investigatori, dopo aver indagato su Azouz Marzouk, si concentrarono su Olindo Romano e Rosa Bazzi, vicini di casa di Castagna e Marzouk. I due furono arrestati il 8 gennaio 2007 e confessarono il delitto poco dopo. Durante gli interrogatori, parlarono di dettagli solo chi aveva commesso gli omicidi poteva conoscere.

Dopo la confessione, Romano e Bazzi ritrattarono e dichiararono la loro innocenza. I carabinieri trovarono molte prove contro di loro, tra cui tracce di DNA sull’auto Seat Arosa e sangue di Valeria Cherubini. La testimonianza di Mario Frigerio fu cruciale per la condanna. Romano e Bazzi furono condannati all’ergastolo in primo grado, la sentenza fu confermata dalla Corte d’Appello di Milano e infine dalla Cassazione.

La sentenza è stata confermata in tutti i gradi di giudizio.

Nell’ultimo anno erano state presentate due richieste di revisione del processo: una dagli avvocati di Romano e Bazzi, l’altra dal sostituto procuratore di Milano. Entrambe si basavano su presunti errori durante le indagini e su nuove prove emerse grazie a consulenti di parte. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che tali elementi non siano sufficienti a modificare la sentenza. La decisione chiude definitivamente il percorso giudiziario per Olindo Romano e Rosa Bazzi, confermando la condanna all’ergastolo.