La rivolta dei caregiver a Crotone: «Mia madre non è uno spreco»

I caregiver di Crotone denunciano tagli improvvisi e declassamenti ingiustificati nell’assistenza domiciliare. La situazione si fa dramma con 600 pazienti coinvolti.

La rivolta dei caregiver a Crotone si fa sempre più drammatica, con centinaia di famiglie che denunciano tagli improvvisi, declassamenti ingiustificati e una gestione dell’assistenza domiciliare (Adi) che, secondo loro, non risponde alle esigenze di pazienti in condizioni di estrema fragilità. La situazione, raccontata da una caregiver come Marzia Collia, mette in luce una profonda disconnessione tra le dichiarazioni ufficiali e la realtà quotidiana delle famiglie. «Mia madre, 89 anni col Parkinson avanzato, è stata declassata a un semplice prelievo», racconta, sottolineando come la sua condizione clinica richieda un livello di assistenza molto superiore a quello offerto.

La gestione dell’Asp e le critiche dei caregiver

Secondo i caregiver, l’Asp di Crotone non ha mai effettuato prese in carico dirette, ma ha delegato interamente la gestione a strutture private accreditate. «Dell’Asp non abbiamo visto nessuno: solo la struttura accreditata ci sostiene», spiega Marzia. Questo modello, però, non sembra garantire la continuità del servizio, soprattutto per pazienti con patologie complesse come il Parkinson avanzato, che richiedono assistenza costante e immediata. «I momenti acuti della malattia di mia madre sono ingestibili e richiedono la disponibilità in qualsiasi momento di un medico e di un infermiere», precisa la caregiver, sottolineando come l’Adi pubblica non possa soddisfare queste esigenze.

La risposta dell’Asp non convince i caregiver. Il dg dell’Asp, Antonio Graziano, ha rassicurato la cittadinanza affermando che l’Azienda è pronta a farsi carico direttamente delle situazioni a maggiore complessità, ma i caregiver non condividono questa visione. «Quando il dg dice “provvederemo noi”, non dice la verità», replica Marzia Collia. «L’Asp non ha continuato nulla. L’unico briciolo di servizio, nonostante il budget esaurito, continua a garantirmelo la San Dionigi, pur avendo dovuto ridurre drasticamente tutto».

Le risorse disponibili e la mancanza di copertura

Secondo l’associazione Uneba, le risorse disponibili per l’assistenza domiciliare a Crotone non raggiungono neppure il 30% del fabbisogno assistenziale. Tra il Fondo sanitario (circa 5 milioni di euro) e le assegnazioni PNRR e regionali 2025-2026, le risorse totali ammontano a circa 6 milioni di euro. «Non raggiungiamo neppure il 30% del fabbisogno assistenziale che dovrebbe essere garantito nel nostro territorio», sottolinea l’avvocato Roberto Previte, che ha inviato una diffida all’Asp e al Comando provinciale della Guardia di Finanza. La situazione si complica con la sospensione di 600 pazienti. L’Asp ha interrotto l’assistenza a circa 600 pazienti mediante una semplice comunicazione scritta, dichiarando di assumerne la presa in carico diretta senza però disporre del personale necessario (infermieri, fisioterapisti, Oss). L’associazione Uneba contesta la violazione del DCA 188/2023, che disciplina le rigorose procedure di valutazione multidimensionale. La Guardia di Finanza sta facendo approfondimenti sui finanziamenti Pnrr, che sono stati utilizzati impropriamente come copertura ordinaria e non come quota aggiuntiva per i Lea.

La rivolta dei caregiver non è un caso isolato, ma parte di un movimento che sta coinvolgendo decine di famiglie nel territorio crotonese. L’associazione “Il buon samaritano della Magna Grecia” ha avviato una mappatura capillare delle situazioni e ha raccolto le schede cliniche e i verbali riguardanti i circa 600 pazienti fragili colpiti dalle sospensioni, dai declassamenti o dalla mancata attivazione dell’Adi. L’associazione porterà questo materiale sul tavolo del prefetto di Crotone, chiedendo una convocazione urgente di un tavolo istituzionale di garanzia per verificare la reale copertura dei Livelli essenziali di assistenza e bloccare i provvedimenti di sospensione.

«L’Adi è un gravame in meno che si toglie agli ospedali. Sentirsi dire che si sta tagliando per evitare sprechi ci offende profondamente: la vita e la salute di nostra madre non sono uno spreco», conclude Marzia Collia. La sua voce, segnata dalla sofferenza e dalla rabbia, rappresenta una protesta che va oltre le singole famiglie, e che mette in discussione l’effettiva capacità dell’Asp di garantire un servizio sanitario efficiente e accessibile a tutti. La situazione a Crotone, quindi, non è solo un problema locale, ma un segnale di allarme per l’intero sistema sanitario regionale.