Il piano scuole di Como si ripete: chiusure e contraddizioni in un ciclo senza fine

Il piano scuole di Como si ripete: chiusure e contraddizioni in un ciclo senza fine

Il piano scuole di Como, presentato dall’amministrazione Rapinese, si ripete con le stesse dinamiche di chiusure e contraddizioni che hanno caratterizzato i precedenti anni. Questa volta, non solo si prevede l’accorpamento degli Istituti Comprensivi, ma si ripete la soppressione della scuola dell’infanzia di Via Volta e della scuola primaria di Via Sinigaglia, oltre a quella di Monte Olimpino. Le famiglie, i docenti e il personale scolastico si trovano nuovamente in una situazione di incertezza e angoscia, con decisioni che sembrano non tener conto del dialogo e delle esigenze reali del territorio.

Un modello di gestione che non funziona

Secondo il Partito Democratico, il piano di dimensionamento scolastico è l’ennesima conferma della mancanza di una visione di lungo periodo da parte dell’amministrazione comunale. Il sindaco, sempre più spesso, sembra non voler ascoltare le istituzioni scolastiche né i cittadini, preferendo un approccio top-down che ignora le criticità e le conseguenze delle scelte. Il piano, calato dall’alto, non è stato elaborato con il minimo confronto con gli istituti coinvolti, né con le famiglie o i sindacati. Questo atteggiamento ha portato a decisioni frettolose e contraddittorie, che generano caos e incertezza.

Le scelte dell’amministrazione non tengono conto delle esigenze reali del territorio.

Le critiche si concentrano soprattutto sulle scelte contraddittorie dell’amministrazione. Ad esempio, il sindaco aveva deciso di chiudere la scuola di Ponte Chiasso, nonostante le proteste e le raccolte firme dei cittadini. Ora, invece, il piano prevede di trasferire la scuola dell’infanzia di Monte Olimpino proprio a Ponte Chiasso. Questo tipo di scelte, che sembrano non tener conto delle esigenze reali del territorio, alimentano il dibattito e le contestazioni. La scuola Corridoni, appena salvata dal Consiglio di Stato, è diventata simbolo di questa situazione: una scuola che, dopo essere stata chiusa, è tornata ad essere un punto di riferimento per oltre 200 bambini.

Un futuro che non si costruisce con tagli

Il Partito Democratico sostiene che la scuola deve essere posta al centro delle politiche amministrative, ma qualsiasi ipotesi di riorganizzazione strutturale deve nascere da un tavolo di confronto serio e partecipato con tutte le componenti del sistema educativo. Le famiglie, i docenti e il personale scolastico non devono essere lasciati a loro stessi, ma devono essere coinvolti in un processo di decisioni condivise. Il piano, per il PD, non può essere considerato una semplice pratica amministrativa, ma un provvedimento che ha conseguenze dirette sul benessere delle comunità.

Le famiglie si tutelano con i servizi e con il dialogo, non con le chiusure.

Le famiglie si tutelano con i servizi e con il dialogo, non con le chiusure. Per il PD, il futuro non può essere fatto solo di rassegnazione e tagli, ma di contrasto attivo alla denatalità e di investimenti sui servizi educativi. L’obiettivo è rilanciare l’idea di una Como per tanti, accogliente ed aperta, e non di una Como per pochi. Questo è l’unico metodo che riteniamo possibile e che sarà il nostro dal 2027, dopo le elezioni comunali.

Il coordinatore provinciale di Forza Italia, Sergio Gaddi, ha definito il piano come un atto di guerra contro l’efficienza del sistema scolastico e in particolare contro la scuola Corridoni. Le chiusure, secondo lui, sono una delirante e inefficiente imposizione, e la responsabilità è tutta dei consiglieri comunali di maggioranza, che dovranno mettere il loro voto e la loro faccia su questa scelta scellerata.