Marco Vannini, perizia conferma: poteva salvarsi
Perizia del Tribunale conferma che Marco Vannini poteva salvarsi se fosse stato soccorso in tempo.

Il caso di Marco Vannini, giovane bagnino morto il 17 maggio 2015 a Ladispoli, ha visto un ulteriore sviluppo con l’approvazione di una perizia del Tribunale che conferma l’ipotesi di un’eventuale salvaguardia della vita del ragazzo se fosse stato soccorso in tempo. La famiglia Ciontoli, composta dal suocero, la moglie, i figli e la fidanzata del figlio, è accusata di omicidio o omissione di soccorso, mentre la perizia ha reso chiaro che un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare la morte del ragazzo.
La perizia conferma l’ipotesi di un salvaguardo possibile
Una super perizia condotta da tre professori universitari ha analizzato i dati medici del corpo di Marco Vannini e ha concluso che un intervento immediato avrebbe potuto salvare la vita del ragazzo. Secondo le conclusioni, “una tempestiva attivazione del corretto iter diagnostico-terapeutico avrebbe garantito al Vannini un accesso a cure adeguate, contrastando le complicanze post-operatorie e scongiurando, con elevata probabilità, l’exitus”. In poche parole, se il ragazzo fosse stato soccorso subito, oggi sarebbe ancora tra noi.
La mancanza di intervento ha avuto conseguenze irreversibili. La famiglia della fidanzata di Marco, Martina Ciontoli, è stata accusata di non aver prestato i soccorsi immediati necessari. Secondo le dichiarazioni della madre del ragazzo, Marina Conte, la famiglia ha lasciato il ragazzo al suo destino fino all’ultimo minuto, quando ha chiamato l’ambulanza.
Le accuse e il processo in corso
Le cinque persone processate sono il suocero di Marco Antonio Ciontoli, la moglie Maria, i figli Martina e Federico, e la fidanzata Viola Giorgini. I primi quattro sono accusati di omicidio, mentre Viola è accusata solo di omissione di soccorso. I giudici dovranno tener conto della perizia nel loro giudizio, che a breve sarà emesso.
La perizia ha rafforzato le accuse della madre di Marco. Marina Conte ha rilasciato dichiarazioni a Giallo, rivista settimanale diretta da Andrea Biavardi, in cui ha espresso la sua sofferenza e la sua convinzione che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvare il figlio. “Se uno di quei cinque avesse chiamato in tempo l’ambulanza, il mio Marco si sarebbe salvato”, ha detto Marina, sottolineando che la perizia conferma le sue accuse.
La vicenda di Marco Vannini rappresenta un caso drammatico di mancanza di intervento in un momento cruciale, con conseguenze irreversibili. La perizia del Tribunale ha reso chiaro che il ritardo nel soccorso potrebbe aver determinato la morte del ragazzo, aprendo nuove possibilità per il processo e per le accuse rivolte alla famiglia Ciontoli.
- Marco Vannini, 20 anni, morto il 17 maggio 2015 a Ladispoli
- Perizia del Tribunale conferma che poteva salvarsi se fosse stato soccorso in tempo
- Famiglia Ciontoli accusata di omicidio o omissione di soccorso
