L’Italia non può costituirsi parte civile nell’inchiesta su Crans-Montana, la Svizzera respinge la richiesta
L’Italia non può costituirsi parte civile nell’inchiesta su Crans-Montana, la Svizzera respinge la richiesta.

La Svizzera respinge la richiesta italiana di costituirsi parte civile
L’Italia non potrà costituirsi parte civile nell’inchiesta svizzera sulla strage di Crans-Montana, come ha comunicato il 23 luglio scorso la procura del Cantone del Vallese. La decisione, resa nota attraverso un dossier depositato il 6 agosto, ha scatenato tensioni tra i due Paesi, già in un clima di relazioni complesse. La richiesta, voluta dalla premier Giorgia Meloni e promossa dall’Avvocatura generale dello Stato, era stata depositata il 29 aprile. Secondo i magistrati svizzeri, la cittadinanza italiana di diverse vittime e i costi sostenuti per l’assistenza ai connazionali non sono sufficienti a conferire la qualità di parte lesa.
La Svizzera non riconosce la qualità di parte civile all’Italia. I magistrati elvetici sostengono che “affinché la qualità di danneggiato sia riconosciuta allo Stato, non basta che quest’ultimo sia colpito dal reato negli interessi pubblici che ha il compito di difendere o promuovere; esso deve essere colpito direttamente nei suoi diritti personali, al pari di un privato”. L’Italia ha già presentato un ricorso, spiega l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri, confutando “tutte le prospettazioni del giudice”. Le motivazioni addotte dalle procuratrici svizzere Catherine Seppey e Victoria Roth, dice la Farnesina, “non sono condivise” e sono “superate anche alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo”.
La strage e le procedure internazionali
La strage di Crans-Montana, che ha causato la morte di 41 persone e 115 feriti, ha visto il Governo italiano ritenere che il danno abbia causato un “danno diretto” al “patrimonio dello Stato a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”. Nell’inchiesta aperta a Sion, risultano al momento 15 indagati, tra cui Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation, e il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. I reati ipotizzati sono l’incendio, le lesioni aggravate e l’omicidio colposo.
Le relazioni tra Italia e Svizzera si fanno tese. A fine gennaio si era arrivati al richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornando, dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del discobar andato a fuoco. E a marzo i rapporti si sono complicati ancora, dopo che ad alcune famiglie di ragazzi italiani feriti sono state recapitate salatissime fatture dell’ospedale di Sion per le cure prestate nelle ore immediatamente successive alla strage. Un rapporto, quello tra i due Paesi, a corrente alternata, nel quale si sono inserite complesse procedure di rogatoria internazionale che hanno comunque permesso alla procura di Roma, che sulla strage ha aperto un’inchiesta, di tenere vivo un canale di collaborazione con gli inquirenti svizzeri, cercando di acquisire documenti e mettendo a disposizione le risultante delle tante attività investigative svolte in Italia.
Il nuovo video con i giovani che cercano di sfondare le vetrate Tutto questo avviene nel giorno in cui viene diffuso un nuovo video sulla tragedia di Crans-Montana costata la vita a 41 persone, di cui sei italiani. Il filmato dura circa un minuto e mostra il Costellation invaso dalle fiamme con alcuni ragazzi che afferrano delle sedie nel tentativo di sfondare le vetrate del locale. Le immagini mostrano anche giovanissimi in preda al panico che urlano e altri che aiutano gli amici ad uscire dal pub. La situazione tra Italia e Svizzera, già tesa a causa della scarcerazione di Jacques Moretti e delle fatture per le cure ricevute, rischia di peggiorare ulteriormente a causa del rifiuto della parte civile.
