L’alleanza islamica nasce: Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si uniscono per contrastare l’Iran

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan firmano un accordo di difesa comune per contrastare l’Iran.

Tre leader islamici firmano un accordo di difesa comune per contrastare l’Iran
Tre leader islamici firmano un accordo di difesa comune per contrastare l’Iran

La “Mecca” delle armi si sta formando: l’Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan hanno firmato un accordo di difesa comune, formalizzando una sorta di “NATO islamica” per contrastare l’influenza iraniana. L’accordo, annunciato il 7 agosto 2026, prevede una deterrenza collettiva e la considerazione di un attacco armato contro uno dei tre Paesi come un attacco contro tutti. L’iniziativa, promossa da leader come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, nasce in un contesto di crescente tensione nel Golfo, con gli Houthi che hanno compiuto un raid nel sud dell’Arabia Saudita, causando 11 vittime civili.

Un accordo di difesa comune

L’intesa, firmata durante un vertice a Mecca, si basa su relazioni storiche e un comune interesse per la sicurezza regionale. I tre Paesi si sono impegnati a rafforzare la loro sicurezza collettiva e a promuovere la pace e la stabilità. L’Arabia Saudita, che spende il 6,5% del Pil per la difesa, la Turchia, con un 1,9% (in aumento grazie al secondo esercito della NATO), e il Pakistan, unico Paese islamico dotato di armi nucleari, hanno messo in comune le loro capacità militari. L’accordo prevede un potenziamento della cooperazione in materia di difesa, con un focus su tecnologie e capacità operative.

La clausola di deterrenza collettiva è un elemento chiave dell’accordo. Qualsiasi attacco armato contro uno dei tre Stati sarà considerato come un attacco contro tutti. L’obiettivo è rafforzare la posizione di questi Paesi nei confronti dell’Iran e dei suoi alleati, come gli Houthi, che minacciano le rotte del petrolio saudita nel Mar Rosso.

Un messaggio a Teheran e a Washington

L’accordo è un messaggio chiaro a Teheran, che ha visto negli ultimi mesi un aumento delle attività dei suoi alleati, come gli Houthi. L’Iran, attraverso i suoi proxy, minaccia le rotte del petrolio saudita nel Mar Rosso. Ebrahim Rezaei, parlamentare e membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale, ha sottolineato che un accordo di carta non garantirà la sicurezza, né lo hanno fatto anni di sfruttamento americano. Washington, pur essendo un alleato strategico per l’Arabia Saudita e la Turchia, ha sempre sostenuto un’architettura regionale imperniata su Israele. L’alternativa partorita alla Mecca non suscita entusiasmi nell’amministrazione Trump. Nonostante l’accordo, la clausola di deterrenza collettiva potrebbe non essere attivata in modo diretto contro gli Houthi o i loro sponsor iraniani. Per il contenimento di Teheran, le garanzie continuano a provenire dagli Stati Uniti, che mantengono truppe in Arabia Saudita e Turchia e hanno buoni rapporti con il Pakistan.

L’Egitto, sotto il governo di al-Sisi, rimane in attesa, non coinvolto nel patto. La formazione di questa alleanza islamica rappresenta un cambiamento significativo nel panorama geopolitico regionale, con implicazioni che potrebbero estendersi al Medio Oriente e al Nord Africa. La “NATO islamica” si presenta come una risposta alle crescenti minacce iraniane, ma il suo effettivo impatto dipenderà dalle capacità e dalla volontà di ciascun Paese di mantenere e rafforzare la collaborazione.