L’inquinamento da PM2.5 in Lombardia costa 33,4 miliardi di euro all’anno

In Lombardia l’inquinamento da PM2.5 costa 33,4 miliardi di euro all’anno, con costi sanitari e perdita di produttività.

L’inquinamento da PM2.5 in Lombardia costa 33,4 miliardi di euro all’anno, un impatto economico equivalente al 7,3 per cento del Pil regionale. La cifra, derivata da uno studio europeo realizzato nell’ambito del progetto VALESOR, include costi sanitari, perdita di produttività e peggioramento della qualità della vita. L’associazione Cittadini per l’Aria ha sottolineato come tali costi siano in parte riconducibili a politiche regionali insufficienti, come già evidenziato da sentenze della giustizia europea. L’organizzazione ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per accertare eventuali responsabilità erariali legate alle politiche regionali sulla qualità dell’aria.

Costi sanitari e demenza in primo piano

Secondo lo studio, i costi sanitari diretti legati all’inquinamento da PM2.5 ammontano a 1,4 miliardi di euro all’anno, con un impatto particolarmente significativo sulla salute della popolazione. Tra le patologie più colpite, la demenza rappresenta il costo maggiore, con oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, seguito dalla Broncopneumopatia cronica ostruttiva, con 899 milioni di euro. L’analisi, che si riferisce al 2023, rivela che l’esposizione al PM2.5 ha conseguenze gravi, con un costo di 3.360 euro l’anno per cittadino. Questi dati rappresentano un segnale di allarme per la salute pubblica e per l’economia regionale.

Un confronto con la Francia

L’associazione Cittadini per l’Aria ha fatto un parallelo tra la situazione in Lombardia e quella della Francia, dove il tasso di mortalità da PM2.5 è calato del 66,4 per cento tra il 2005 e il 2023, arrivando a 34,2 decessi ogni 100mila abitanti. In Italia, invece, la riduzione si è fermata al 43,4 per cento, con ben 100,6 decessi ogni 100mila abitanti. Questo divario mette in luce una grave discrepanza tra le politiche ambientali dei due Paesi.

La Lombardia, pur essendo una regione avanzata economicamente, mostra un’incapacità di attuare politiche efficaci per ridurre l’inquinamento. L’associazione ha evidenziato il mancato rispetto dei limiti europei, il ritardo nella pianificazione e i finanziamenti minimi in settori chiave come i trasporti. Inoltre, l’aumento di 130.000 capi bovini negli allevamenti lombardi ha contribuito a un incremento delle emissioni di ammoniaca, associata alla formazione del PM2.5 secondario. L’organizzazione ha chiesto un monitoraggio giudiziario delle azioni regionali, sperando in un miglioramento della situazione e nella riduzione del numero di vittime prematuramente causate dall’inquinamento.

L’associazione ha anche richiamato le condanne della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e le procedure di infrazione aperte in Lombardia, sottolineando i ritardi nella pianificazione e nel controllo delle misure anti-inquinamento. L’organizzazione ha sottolineato come l’Italia, pur avendo un primato assoluto in UE per decessi d’aria, non abbia progredito come l’Europa nel rispetto dei limiti sulla qualità dell’aria. Questi dati rappresentano un appello a una maggiore attenzione alle politiche ambientali e alla salute pubblica.