L’impero romano aveva strade diverse, non tutte portavano a Roma

Nuovo studio svela la complessità delle strade romane, non tutte dritte verso Roma

Un nuovo studio svela una realtà diversa da quella che si credeva: non tutte le strade romane portavano a Roma, e molte non erano affatto dritte. L’archeologo Tom Brughmans, dell’Università danese di Aarhus, insieme a colleghi, ha pubblicato su Nature Communications una ricerca che ha portato alla creazione della mappa stradale romana più dettagliata mai realizzata, consultabile sul sito itiner-e.org. L’obiettivo era sfatare luoghi comuni sulla rete viaria dell’Impero, rivelando una complessità inaspettata.

Una rete che serviva le province, non solo Roma

La mappa mostra che le strade romane avevano un’importanza non solo per la capitale, ma soprattutto per le province. I dati rivelano un sistema viario esteso di 300mila chilometri, di cui oltre 200mila secondari, che collegavano un territorio di 5,5 milioni di chilometri quadrati e 100 milioni di abitanti. La rete era progettata per servire le capitali delle province, come Sofia, Aquileia, Narbona e Bisanzio, e centri strategici come Ankara o Antiochia, dove i collegamenti via terra erano spesso più efficienti rispetto a quelli verso Roma, per cui si preferiva il trasporto marittimo.

Le strade romane erano diverse, non tutte dritte

Brughmans ha spiegato che l’archeologia si era concentrata finora sulle arterie principali, come l’Appia, ma non aveva mai esplorato la rete secondaria. «Abbiamo diviso e conquistato le varie regioni dell’Impero, cercando tutte le fonti che menzionavano le vie di collegamento fra le città, digitalizzando i nuovi itinerari e applicando ai risultati i metodi della scienza delle reti», ha raccontato. L’analisi ha rivelato che il sistema viario romano aveva una lunghezza doppia rispetto a quella prevista: 300mila chilometri, sette volte l’equatore. Ma, come ha sottolineato, «abbiamo riportato alla luce solo la punta dell’iceberg». Le strade romane, spiega Brughmans, «riflettono il modello perfetto di strada romana: pavimentata, rettilinea, puntata direttamente su Roma. Ma è dritta solo nella prima parte, nel Lazio. Poi si riempie di curve come tutte le altre». Al contrario, altre strade, come quelle nel deserto egiziano, erano tortuose e costruite con sabbia, univano fortezze e oasi. «La bellezza della rete viaria dell’Impero stava proprio in questa diversità», ha concluso.

Il progetto, avviato nel 2020 con il collega Pau de Soto, ha incluso anche missioni di lavoro e vacanze in diverse regioni dell’Impero, come Albania, Siria, Spagna, Turchia e Italia. «La scorsa estate con la mia famiglia ci siamo avventurati lungo il vallo di Adriano. Abbiamo usato Itiner-e per cercare i percorsi militari lungo la frontiera», ha raccontato. «A Roma l’anno scorso ho deciso di girare senza mezzi: niente bus o metro. Ho ripercorso il tragitto di un’anfora di olio di oliva spagnolo dal porto sul Tevere a Monte Testaccio, dove le anfore venivano gettate via».

Il lavoro di Brughmans e dei suoi colleghi ha quindi svelato una realtà complessa e diversificata delle strade romane, che non si riducevano a una rete dritta e diretta verso Roma, ma rappresentavano una rete di connessioni che si adattava al territorio e alle esigenze delle province. Una rete che, come ha sottolineato, «era una battaglia tra il territorio e la tecnologia del tempo».