L’apertura estiva delle scuole dell’infanzia non risolve i problemi ma crea costi: il malessere cresce e le famiglie si allontanano
L’apertura estiva delle scuole dell’infanzia non concilia e non produce qualità ma costi: malessere crescente e le famiglie si tirano indietro.

La scuola dell’infanzia in Trentino vive un momento di malessere crescente, con famiglie e personale che segnalano un aumento di disagi legati all’apertura estiva del servizio. La consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, ha sollevato preoccupazioni circa la mancanza di dati verificabili e la distanza tra politiche e realtà quotidiana. L’undicesimo mese, voluto per offrire una forma di conciliazione, sembra produrre più costi che benefici, con autobus vuoti, prenotazioni non corrispondenti alla fruizione reale e approvvigionamenti in eccesso. La trasparenza, secondo Demagri, è un dovere, non un’opzione, e la politica non riesce a garantirla.
La mancanza di dati verificabili alimenta il dibattito
Demagri ha sottolineato come i dati forniti dall’assessora Francesca Gerosa non corrispondano alla realtà dei fatti. “Non basta dire che la percentuale dei bambini iscritti a gennaio per il mese di luglio è ‘di un certo valore’: quel dato, da solo, non significa nulla”, ha affermato. Per comprendere se l’undicesimo mese funziona o no, è necessario conoscere la percentuale dei fruitori reali sul totale dei bambini iscritti e indicare un range minimo di continuità, almeno 15 giorni, per valutare l’utilizzo del servizio. Senza questi dati, ogni narrazione politica resta incompleta e non verificabile.
La politica non riesce a garantire la trasparenza necessaria per valutare l’efficacia del servizio.
Il tema del benessere scolastico è stato posto in evidenza da Demagri, che ha ricordato come da sette anni il personale della scuola dell’infanzia denunci un malessere crescente. Ferie impossibili da pianificare, carichi di lavoro aumentati e nessun riconoscimento sono alcuni dei problemi segnalati. L’unica proposta avanzata nel 2024 dall’Amministrazione prevedeva qualche giorno di ferie solo per le insegnanti, escludendo ausiliari e cuochi, e solo a condizione di non aver fatto nemmeno un giorno di malattia. Una misura respinta dai sindacati, che non risponde al principio di benessere inserito nella legge provinciale.
Un sistema in affanno e la richiesta di risposte
La scuola dell’infanzia, in questo contesto, perde qualità pedagogica e benessere del personale. La società rischia di accorgersene quando sarà troppo tardi. Si sovraccaricano lavoratrici e lavoratori, si assiste alla fuga verso altri settori o verso il part time, e si sostituisce personale qualificato con figure prive dei titoli d’accesso. Si parla di conciliazione senza rispettarne i vincoli e senza analizzare i dati reali. Demagri ha sottolineato che la scuola si apre a settembre e il mondo della scuola arriverà subito sui banchi del Consiglio. Verranno aperte anche le porte del Consiglio, perché le questioni che oggi sembrano estive e marginali diventeranno immediatamente centrali.
La scuola non può più ignorare i segnali di crisi e di mancanza di risposte concrete.
Una domanda prioritaria per l’esponente di Casa Autonomia è già chiara: “Quale futuro vogliamo per la nostra scuola?” Guardando oltre i confini, è evidente che la scuola ha bisogno di stabilità, identità e progettualità. Il welfare deve rispondere alle esigenze mutevoli delle famiglie con strumenti adeguati, non scaricare sulla scuola funzioni che non le appartengono. Ignorare questi segnali significa mettere a rischio un intero sistema educativo e, contestualmente, un pezzo fondamentale della coesione sociale.
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