Roberto Vecchioni annuncia stop alla carriera dopo malattia: «Non potrò cantare per mesi, statemi vicino»
Roberto Vecchioni annuncia stop alla carriera dopo malattia: «Non potrò cantare per mesi, statemi vicino»
Roberto Vecchioni, dopo mesi di assenza dal palco a causa di una malattia, torna a cantare a Roma, ma annuncia un stop alla sua carriera: «Non potrò cantare per mesi, statemi vicino». Il cantautore, noto per la sua voce e la sua ironia, ha voluto condividere con il pubblico la sua condizione di salute e il dolore per la morte del figlio Arrigo, scomparso a 36 anni. La serata, tenutasi al teatro Brancaccio, è diventata un momento di riflessione e condivisione, in cui la musica si intreccia con le emozioni e le esperienze personali.
Un concerto tra fragilità e ironia
Vecchioni, che ha sempre saputo trasformare le sue esperienze in canzoni, ha raccontato la sua malattia con la consueta ironia. «Quando avrei dovuto essere a Roma, mi trovavo in ospedale, con un tubo in gola», ha detto, rivelando come la sua convalescenza abbia interrotto il concerto previsto a marzo. La sua voce, però, non ha perso la sua forza: «Sono molto emozionato dopo mesi e mesi che non canto. E questa forse sarà l’ultima volta, perché per altrettanti mesi non potrò cantare», ha dichiarato, senza mai dare l’impressione di un addio.
La malattia raccontata con ironia
Tra una canzone e l’altra, Vecchioni ha ricordato un momento in ospedale e una domanda rivolta a un’infermiera: «Sto per morire?». La risposta, tanto sincera quanto spiazzante, è stata: «Prima o poi tutti dobbiamo morire». Vecchioni la ricorda ancora oggi con una battuta, trasformando anche quel ricordo in una piccola storia da condividere con il pubblico. Prima di Roma c’era stato soltanto un altro concerto, quello di Milano, al quale aveva voluto invitare l’équipe del Fatebenefratelli che lo aveva seguito: 23 persone, compresi quattro cardiologi. Tre di loro erano contrari al ritorno sul palco. Uno, invece, riteneva che potesse farcela. Vecchioni ha scelto di ascoltare proprio lui.
Il dolore del padre e l’impegno della Fondazione
La serata ha visto Vecchioni affrontare un tema che ha segnato la sua vita recente: la morte del figlio Arrigo. «Il dolore non viene spettacolarizzato», ha detto, entrando nel racconto con pudore. L’impegno che lui e sua moglie Daria Colombo hanno scelto di portare avanti con la Fondazione a lui dedicata è diventato un momento di condivisione e riflessione. «Mamma, mi vergogno», ha ricordato il figlio, una frase che la Fondazione vuole combattere: perché le malattie mentali sono malattie, e le famiglie che le affrontano non devono essere lasciate sole.
Un amore lungo 45 anni
Accanto al dolore c’è l’altra grande parola della serata: l’amore. Quello per i figli, quello per la musica, quello per la vita. E soprattutto quello per Daria Colombo, al suo fianco da 45 anni. Vecchioni le lascia per qualche minuto il centro del palco. È un gesto che dice molto del loro rapporto e di una storia condivisa attraversata da gioie e tragedie, ma ancora capace di trovare una ragione per andare avanti.
La serata si è conclusa con il momento più emozionante: «Chiamami ancora amore» e «Samarcanda». Vecchioni, dopo aver lasciato lo sgabello, si è alzato e ha ritrovato la sua natura di cantautore. «La storia del soldato che cerca disperatamente di sfuggire alla morte diventa allora quasi una metafora della serata», ha detto, con una frase che sintetizza l’intero concerto. Il pubblico, presente al teatro Brancaccio, ha accolto il suo ritorno con affetto e silenzio, dimostrando come la musica possa superare ogni dolore e ogni distanza.
