Alluvione in Nepal: 675 morti, 3mila dispersi e 5 miliardi per la ricostruzione

Alluvione in Nepal: 675 morti, 3mila dispersi e 5 miliardi per la ricostruzione

Alluvione in Nepal: soccorso e ricostruzione in atto, corpi recuperati e dispersi
Alluvione in Nepal: soccorso e ricostruzione in atto, corpi recuperati e dispersi

L’alluvione che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet ha causato almeno 675 morti e oltre 3mila dispersi, con numeri in continua crescita. L’evento, avvenuto il 29 agosto 2026, ha devastato aree rurali e urbane, con particolare gravità nel distretto di Nuwakot. Il governo nepalese ha stimato un costo di 5 miliardi di dollari per la ricostruzione, una cifra che potrebbe aumentare con l’evolversi della situazione. Mentre si cerca di salvare chi potrebbe essere ancora vivo, si procede anche al recupero delle vittime, con un problema enorme legato al riconoscimento dei corpi. Il ministero degli Esteri ha chiesto supporto internazionale per frigoriferi e competenze in campo forensi, necessari per identificare le vittime e restituirle alle famiglie.

La ricerca dei dispersi e il dramma dei tunnel

Dei 2.426 dispersi in Nepal, 933 sono lavoratori di progetti idroelettrici, un dato che sottolinea l’impatto su una popolazione che vive in aree a rischio. L’esercito sta cercando di raggiungere oltre 100 persone intrappolate nel tunnel dell’impianto Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa, in un’operazione descritta come estremamente difficile e ad alto rischio. Gli accessi sono ostruiti da fango, massi e sedimenti trascinati dal fiume, e i soccorritori devono prima capire se e come sia possibile entrare. Il dramma dei tunnel, però, potrebbe essere ancora più ampio, con un impatto che si estende a tutta la regione.

Il ministero degli Esteri ha spiegato che il Nepal dispone di capacità sanitarie e forensi limitate e ha chiesto frigoriferi, anche attraverso l’impiego di camion refrigerati, oltre a competenze per i test del Dna, necessari per identificare le vittime e restituirle alle famiglie. Centinaia di corpi sono stati recuperati a valle dopo essere rimasti a lungo nell’acqua e rischiano una rapida decomposizione. Il problema del riconoscimento dei corpi è particolarmente critico. La situazione è ulteriormente complessa dal fatto che le persone di cui non si hanno notizie nelle due aree superano quota 3.000, anche se è ancora difficile stabilire se ci siano delle sovrapposizioni tra le due liste.

Supporto internazionale e operazioni di soccorso

Il governo nepalese ha mobilitato 15.224 membri delle forze di sicurezza per tutte le operazioni di soccorso e assistenza. Una squadra indiana di 11 membri, composta da esperti di soccorso in galleria e personale medico, è già arrivata a Kathmandu, mentre sei tecnici cinesi sono stati inviati in elicottero nella zona di Trishuli per una prima ricognizione. La Cina si prepara inoltre a fornire 30 ponti Bailey per contribuire al ripristino dei collegamenti nelle aree colpite.

La Croce Rossa ha stimato che fino a 93.000 persone potrebbero essere state colpite dalla catastrofe. Il Canada ha annunciato 5 milioni di dollari canadesi di aiuti umanitari, mentre l’Unione europea ha promesso 2 milioni di euro. Il governo nepalese ha chiesto aiuto per il riconoscimento delle vittime, con un focus particolare sui cittadini stranieri. Tra i dispersi, sono ancora in cerca di notizie 420 persone, tra cui tre italiani. La ricerca dei dispersi si intreccia con l’emergenza dei corpi, con un problema enorme legato al riconoscimento, che richiede interventi internazionali e competenze specialistiche.

Il ministero degli Esteri ha riferito che sono state tratte in salvo oltre 4.450 persone nelle aree colpite, tra cui più di 187 cittadini stranieri, ma ne mancano ancora 420 all’appello. La Cina conta altri sette morti e 554 dispersi. La situazione resta drammatica e la ricostruzione sarà un compito estremamente complesso per il Nepal, che dovrà affrontare un’ondata di disastri naturali che ha messo in ginocchio la sua infrastruttura e la sua popolazione.