Johnson & Johnson paga 5,5 miliardi per le vittime del talco cancerogeno
Johnson & Johnson paga 5,5 miliardi per le vittime del talco cancerogeno

Johnson & Johnson ha annunciato di aver versato 5,5 miliardi di dollari alle vittime del talco, accusato di essere cancerogeno. L’accordo, raggiunto per chiudere decine di migliaia di cause legali negli Stati Uniti, riguarda l’uso prolungato e quotidiano della polvere per l’igiene intima, che secondo diversi tribunali avrebbe causato gravi patologie oncologiche, in particolare il tumore alle ovaie e il mesotelioma. L’azienda, pur accettando il pagamento, ha ribadito la propria innocenza, sottolineando la sicurezza scientifica dei propri prodotti.
Un caso che ha scosso l’industria farmaceutica
La vicenda del talco di Johnson & Johnson rappresenta una delle battaglie legali e industriali più complesse e costose della storia recente. L’industria farmaceutica globale muove circa 1.800 miliardi di dollari all’anno, di cui oltre 1.000 miliardi concentrati nelle prime 20 aziende del settore. Questo contesto di potere economico e influenza ha reso il caso del talco un esempio di come interessi finanziari possano influenzare la sicurezza e la trasparenza dei prodotti. La battaglia legale ha visto l’azienda affrontare accuse di non aver informato il pubblico né le autorità regolatorie su potenziali contaminazioni da amianto.
Un’inchiesta che ha scosso il gruppo
Il colpo reputazionale più duro per Johnson & Johnson è arrivato nel 2018, quando l’inchiesta della Reuters ha rivelato documenti interni che indicavano la conoscenza da parte dei vertici dell’azienda di potenziali contaminazioni da amianto già negli anni Sessanta e Settanta. Nonostante questa conoscenza, l’azienda ha scelto di non informare il pubblico né le autorità regolatorie. La pressione è cresciuta ulteriormente nel 2016, quando diversi tribunali statunitensi hanno iniziato a emettere verdetti di condanna con risarcimenti multimilionari a favore delle vittime. La Food and Drug Administration, nel 2019, ha trovato tracce di amianto in alcuni lotti, accelerando la ritirata del prodotto. Johnson & Johnson ha sospeso le vendite del borotalco a base di talco prima in Nord America nel 2020 e poi, nel 2023, a livello globale, sostituendolo con una versione a base di amido di mais. L’accordo di 5,5 miliardi di dollari è stato siglato per evitare decenni di ulteriori e logoranti battaglie giudiziarie.
Un’epoca di scandali e di fiducia in discussione
La storia recente è costellata di scandali che hanno coinvolto Big pharma, ma il clima del periodo pandemico, alimentato da una narrazione mediatica a senso unico, ha reso difficile ricordare la realtà di questi precedenti. Dal caso OxyContin di Purdue Pharma a quello del Vioxx di Merck, passando per l’antinfiammatorio Bextra di Pfizer, sono diversi gli esempi di farmaci presentati come sicurissimi e poi ritirati dal mercato dopo cause miliardarie. La prudenza verso un nuovo prodotto farmaceutico è stata equiparata a uno scetticismo complessivo sulla scienza, come se questa fosse un contenuto definito anziché, prima di tutto, un metodo.
La vicenda del talco di Johnson & Johnson ha messo in discussione la fiducia nel sistema sanitario e nella trasparenza delle aziende farmaceutiche. L’accordo di 5,5 miliardi di dollari non ha cancellato le accuse, ma ha rappresentato un tentativo di risolvere un contenzioso epocale che ha coinvolto migliaia di vittime e decenni di battaglie legali. La questione rimane aperta, con la tesi inquietante che il minerale di talco, estratto da giacimenti spesso geologicamente contigui a quelli dell’amianto, potrebbe contenere microscopiche fibre asbestiformi.
