Serbia, inizia la transizione di governo. Gli studenti: «Prima pulizia interna, poi UE e Russia»
La Serbia inizia la transizione di governo dopo la vittoria degli studenti alle elezioni. Priorità interne e riforme.
La Serbia ha iniziato la transizione di governo dopo la vittoria della Lista studentesca alle elezioni del 25 ottobre 2026. I risultati ufficiali hanno assegnato 140 seggi al movimento studentesco e 103 al partito di Aleksandar Vučić. La vittoria ha segnato un cambiamento radicale nel panorama politico serbo, con il movimento studentesco che si propone di riformare le istituzioni e ridurre l’ingerenza politica. La priorità, come spiegato da Nevena Starčević, è «fare pulizia in casa» prima di pensare a relazioni internazionali.
La Lista studentesca e la sua visione di governo
La Lista studentesca, nata dopo il crollo della pensilina di Novi Sad, ha 90 giorni per formare il nuovo governo e guidare la transizione. Il movimento, composto da 250 nomi tra studenti, accademici e professionisti, ha dichiarato che l’obiettivo non è solo sostituire una classe dirigente, ma «disintossicare il Paese» da un sistema considerato «profondamente corrotto». La deputata Ana Mirković ha sottolineato che le priorità del nuovo governo saranno «depolitizzazione, trasparenza e uguaglianza».
La scelta del premier, per gli studenti, è «una semplice formalità», poiché la lista comprende oltre 160 persone con un dottorato di ricerca. Il processo di selezione è stato rigoroso, e la fiducia tra candidati e studenti si basa su un confronto e un ragionamento collettivo. Tra i nomi in discussione ci sono Dejan Šoškić, ex governatore della Banca nazionale serba, e Ilija Srđanović, indicato come «leader» dal presidente francese Emmanuel Macron.
La Lista studentesca ha scelto di mettere in secondo piano la politica estera, almeno per ora.
Politica estera e decisioni democratiche
«In un Paese in cui le istituzioni sono state progressivamente indebolite, la politica estera è una questione secondaria», ha spiegato Starčević. La priorità è affrontare i problemi interni, come criminalità e corruzione, e migliorare settori come sanità, scuola e media pubblici. I rapporti con l’UE e la Russia saranno decisi attraverso un «confronto con i cittadini», con la possibilità di un referendum per le decisioni di politica internazionale. Il capolista Srđanović ha aperto alla prospettiva europea, ma ha sottolineato che la Serbia dovrà allinearsi agli standard europei su stato di diritto, lotta alla corruzione e libertà dei media. «Le decisioni di politica internazionale devono rispecchiare la volontà della maggioranza, non l’opinione di un solo uomo o di una ristretta cerchia di persone», ha detto. Questo non è democrazia, ha aggiunto, e rappresenta un grave ostacolo alla costruzione della democrazia.
La transizione di governo in Serbia è iniziata, ma la sfida va ben oltre il ricambio politico.
Sebbene il Parlamento e il governo non siano ancora stati formati, i primi segnali di cambiamento sono già visibili. Il movimento studentesco ha già iniziato a rimuovere i graffiti nazionalisti e a sgomberare il Pionirski park dall’accampamento filogovernativo. La pulizia delle strade è stata facile, ma il compito più difficile è fare repulisci del potere di Vučić, radicato in ogni ganglio dello Stato.
Nella lista sono finiti il presidente della Corte costituzionale, Vladan Petrov, alcuni procuratori e i vertici delle forze di polizia e dei servizi segreti. Sono state richieste dimissioni anche di Vladimir Lučić, direttore generale di Telekom Srbija. Sul fronte dei media, accusati di essere «asserviti al potere», sono arrivati i primi segnali di rottura. Dopo il voto, Goran Eror, conduttore della tv pubblica regionale della Vojvodina Rtv, si è scusato in diretta con i telespettatori per la «mancanza di imparzialità» degli ultimi anni.
