Israele, Marocco e Emirati Arabi Uniti: una convergenza di strategie di potenza

L’asse tra Israele, Marocco e Emirati Arabi Uniti si struttura come una rete di relazioni strategiche, con obiettivi comuni di sicurezza e proiezione di potere.

Israele, Marocco e Emirati Arabi Uniti stanno costruendo una rete di relazioni strategiche che, pur non essendo un’alleanza formale, contribuisce a incrementare la capacità di proiezione di ciascun attore. L’asse tra i tre Paesi si basa su strumenti eterogenei, come la cooperazione militare, la tecnologia, gli investimenti e i partenariati diplomatici, che si integrano per creare un orizzonte strategico comune. Questa convergenza si manifesta soprattutto nel settore della sicurezza, dove i tre Paesi condividono interessi comuni, sebbene le loro direttive siano diverse.

Cooperazione militare e strategica

La collaborazione tra Israele e Marocco si è intensificata nel gennaio 2026, con la firma di un piano di lavoro militare congiunto che include esercitazioni condivise e un’integrazione industriale e nella difesa. Questo accordo, formalizzato dopo il terzo incontro della Commissione di Cooperazione Militare Congiunta a Tel Aviv, mira a rafforzare la capacità operativa e tecnica dei due Paesi. Il Marocco, in particolare, aspira a diventare l’hub industriale della difesa nel Nord Africa, mentre Israele punta a trasferire competenze e know-how per favorire la produzione in loco. L’integrazione si estende anche a livello dottrinale, con l’inserimento di ufficiali marocchini nei centri d’addestramento israeliani e l’assistenza tecnica israeliana nei centri operativi marocchini.

La collaborazione tra Israele e Marocco si basa su un piano di lavoro congiunto che include esercitazioni condivise e un’integrazione industriale e nella difesa.

La visita di Benjamin Netanyahu ad Abu Dhabi del 27 settembre 2026 ha rappresentato un ulteriore sviluppo di questa traiettoria, con un focus su relazioni bilaterali e sfide regionali, in particolare l’Iran. La convergenza tra i tre Paesi si manifesta anche attraverso la gestione delle crisi regionali, con un’attenzione comune alla sicurezza e alla stabilità del Corno d’Africa.

La questione iraniana e la gestione delle crisi

La questione iraniana rappresenta un ulteriore punto di intersezione tra i tre Paesi, sebbene con modalità diverse. Per Israele, il contenimento della capacità iraniana è un elemento centrale della sua strategia di sicurezza regionale, mentre per gli Emirati, l’Iran è sia un fattore di pressione strategica che un interlocutore con il quale mantenere canali di comunicazione, grazie alla prossimità geografica e agli interessi economici. La convergenza non implica una politica comune nei confronti di Teheran, ma si manifesta nella condivisione di alcuni interessi securitari e nella crescente interdipendenza dei rispettivi apparati di sicurezza.

Per Israele, il contenimento della capacità iraniana è un elemento centrale della sua strategia di sicurezza regionale.

Il Marocco, pur occupando una posizione più periferica, ha rafforzato la sua cooperazione con Israele sul piano militare e tecnologico, inserendosi in una rete di partenariati che va oltre il tradizionale perimetro maghrebino. Questo rapporto si estende anche al Corno d’Africa, dove Israele ha progressivamente rafforzato il proprio coinvolgimento nel Mar Rosso e nel Somaliland, mentre gli Emirati hanno consolidato una presenza economica e securitaria nell’area.

La presenza degli Emirati nel Corno d’Africa si confronta con una crescente iniziativa dell’Arabia Saudita, che mira a rafforzare il proprio ruolo nel Mar Rosso e nei rapporti con gli Stati della regione. Riyadh e Abu Dhabi, pur avendo condiviso in passato alcuni obiettivi strategici, perseguono oggi direttrici differenti rispetto all’ordine regionale e alla gestione delle crisi nel Corno d’Africa. La competizione tra i due Paesi si riflette anche nella scelta degli interlocutori africani: mentre gli Emirati hanno sviluppato rapporti con Somaliland e Puntland, l’Arabia Saudita ha intensificato i propri rapporti con il Governo federale somalo e con altri attori regionali.