Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti: un movimento culturale e un business in crescita
Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti: un movimento culturale e un business in crescita

Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti sta trasformando la scena musicale locale, offrendo una risposta a una crisi di visibilità per gli artisti indipendenti. Con milioni di brani disponibili e un algoritmo che domina la distribuzione, i creatori locali si trovano spesso in competizione con il resto del mondo. In questa contesto, un piccolo ma determinato gruppo di persone ha trovato una soluzione in un formato antico: il vinile. L’esperienza fisica, la cura del prodotto e la connessione con il pubblico sono i motivi principali che spingono questa rinascita. La comunità si sta costruendo intorno a iniziative come Vinyl Souq, un progetto che unisce mercati, negozi e artisti per promuovere la musica in modo diverso.
Un’esperienza fisica e un’identità culturale
Il vinile non è solo un formato di distribuzione, ma un’esperienza sensoriale e un simbolo di appartenenza. Jayesh Veralkar, uno dei fondatori di Vinyl Souq, ha spiegato che il motivo principale del suo impegno è la ricerca di una “soul” nella scena musicale di Dubai. “Non si tratta solo di trovare brani, ma di ascoltare interi album, con una cura che streaming non riesce a replicare”, ha detto. La sua visione è di creare un’esperienza che unisca generazioni e stili musicali, senza limitarsi a un genere specifico. Questo approccio ha portato a progetti come “Made in the Emirates”, una serie di compilation che mette in mostra talenti locali e internazionali, con un’attenzione particolare alla qualità e alla provenienza.
Un’industria in crescita e un mercato globale
Il successo di Vinyl Souq ha portato a una collaborazione con distributori internazionali come Word And Sound, un’azienda tedesca con sede a Amburgo che opera dal 1990. La serie “Made in the Emirates” ha visto la sua prima edizione, pubblicata nel gennaio 2025, vendere tutte le 500 copie disponibili all’interno degli Emirati Arabi Uniti. Per molti artisti coinvolti, questa è stata la prima volta che hanno ricevuto royalties per le loro opere, piuttosto che per un post su social media o un concerto. La serie ha anche aperto porte in paesi come Australia, Giappone, Regno Unito e Svezia, dimostrando che il mercato del vinile non è limitato ai confini locali.
La produzione di dischi in UAE è un processo complesso, che richiede la collaborazione con impianti esteri. Le registrazioni vengono masterizzate a Londra, i dischi vengono stampati nei Paesi Bassi e la pressatura avviene a Mumbai, in un’azienda che un ex collega di Veralkar ha riconvertito dopo decenni. Questo processo, sebbene costoso e lento, è visto come un valore aggiunto, che rende il prodotto unico e di qualità. La seconda edizione, curata da Shadi Megallaa, ha ulteriormente consolidato la reputazione del progetto, con una distribuzione globale che si espande.
Un’alternativa al digitale e una scelta di vita
Per molti DJ e produttori, il vinile rappresenta una scelta di vita, non solo un formato. Megallaa, che ha dedicato oltre trent’anni alla DJ e alla produzione musicale, ha spiegato che il suo approccio a “Made in the Emirates” è stato meno focalizzato sulla creazione di un “vuoto” e più su un esempio concreto. “Non ho cercato di colmare un’assenza, ma di fare le cose come credo dovrebbero essere fatte”, ha detto. L’esperienza fisica, la connessione con il pubblico e la cura del prodotto sono i motivi principali che spingono questa scelta. Per i giovani, in particolare, il vinile rappresenta un modo per ritrovare un legame con la musica, non solo come contenuto, ma come oggetto tangibile.
La scena musicale in UAE sta riacquistando una forma di coesione, grazie a iniziative come Vinyl Souq e a DJ come Megadon Betamax, che ha seguito l’evoluzione della scena da quando è arrivato a Dubai 18 anni fa. L’esperienza del vinile, con la sua capacità di resistere al tempo e alle tecnologie emergenti, è vista come un’alternativa al digitale, che spesso sembra distaccarsi dall’umanità. Per Veralkar, il vinile è un modo per mantenere una connessione con il presente, ma anche con il passato, in un’epoca in cui la musica si sente sempre più distante dall’essere umano.
