Anwar Ibrahim e la politica estera della Malesia nel Medio Oriente

Anwar Ibrahim, premier malese, prende posizione netta su Gaza e Iran, mantenendo equidistanza tra grandi potenze.

Anwar Ibrahim, premier malese, interviene a una manifestazione a sostegno della popolazione di Gaza, agosto 2025
Anwar Ibrahim, premier malese, interviene a una manifestazione a sostegno della popolazione di Gaza, agosto 2025

Il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha espresso una posizione chiara e netta su diversi temi di crisi nel Medio Oriente, in particolare sulla situazione in Gaza e sul conflitto tra Stati Uniti e Iran. La sua politica estera, caratterizzata da un approccio indipendente e proattivo, ha visto la Malesia prendere posizioni contrastanti rispetto a quelle di molti alleati occidentali, mantenendo un equilibrio strategico tra le grandi potenze. La sua azione si colloca nel contesto di un Paese che, pur rimanendo un partner economico chiave per la Cina, ha rafforzato i legami con gli Stati Uniti, pur non condividendo sempre le loro visioni geopolitiche.

Politica estera e equidistanza tra potenze

Anwar Ibrahim, eletto premier nel novembre 2022, ha portato una nuova dinamicità alla politica estera malese, distanziandosi da una tradizione di neutralità e di non allineamento. La Malesia, pur mantenendo relazioni diplomatiche con Israele, ha rifiutato di condannare Hamas, considerandola un gruppo legittimo eletto per governare la Striscia di Gaza. Questo atteggiamento ha suscitato critiche da parte di molti Paesi occidentali, ma ha anche rafforzato il ruolo della Malesia come interlocutore tra le parti in conflitto. L’equidistanza strategica tra Stati Uniti e Cina è una delle direttrici principali della sua politica, con la Malesia che cerca di non schierarsi in una competizione tra potenze globali.

La Malesia ha rifiutato di condannare Hamas, definendola come “combattenti per la libertà” che difendono i diritti dei palestinesi. Questo atteggiamento ha reso la Malesia un punto di riferimento per i movimenti pro-palestinesi in tutta la regione.

Posizione dura su Gaza e condanna del genocidio

La Malesia ha espresso una posizione dura sulla crisi in Gaza, condannando le azioni di Israele come “genocidio” e accusando il Paese di uccidere civili e distruggere infrastrutture essenziali, come scuole e ospedali. Anwar Ibrahim ha sottolineato che gli eventi del 7 ottobre 2023 non possono essere valutati isolatamente, ma devono essere considerati nel contesto di decenni di occupazione israeliana. Nonostante le pressioni degli Stati Uniti e dei loro alleati, la Malesia ha rifiutato di condannare Hamas, definendola come “combattenti per la libertà” che difendono i diritti dei palestinesi.

Il premier malese ha criticato l’ipocrisia degli Stati Uniti e dell’Europa, accusandoli di “doppi standard” nell’applicazione del diritto internazionale. Ha sottolineato il contrasto tra la rapida condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e il sostegno continuo a Israele, definendo l’Occidente come “complice” dei crimini israeliani. Queste dichiarazioni hanno rafforzato la posizione della Malesia come Paese che non si sottomette alle pressioni esterne, ma si muove in base ai propri valori e interessi nazionali. La Malesia ha anche sollecitato le Organizzazioni internazionali a imporre severe misure punitive ai danni di Israele e a cessare ogni contatto diplomatico con il Paese, che non è riconosciuto dalla Malesia. Questo atteggiamento ha ulteriormente distanziato la Malesia dagli Stati Uniti e dall’Occidente, ma ha anche rafforzato il suo ruolo come attore geopolitico autonomo.