Ergastolo confermato per Oseghale: Cassazione respinge ricorso per omicidio e violenza sessuale
Cassazione conferma ergastolo per Oseghale per omicidio e violenza sessuale. La sentenza respinge ricorso della difesa.

Pamela Mastropietro, diciottenne romana scomparsa nel gennaio 2018, ha visto il suo caso chiudersi con la conferma dell’ergastolo per Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di averla stuprata, uccisa e fatto a pezzi. La quinta sezione della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, riconoscendo l’aggravante della violenza sessuale e escludendo sconti di pena. La sentenza, arrivata dopo anni di dibattito e processi, ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per l’omicidio e la violenza sessuale, confermando la condanna a vita.
La scomparsa e il ritrovamento
Pamela Mastropietro, ragazza inquieta con un disturbo di personalità borderline, si era allontanata più volte dalla comunità di recupero di Corridonia, dove si trovava per un programma di riabilitazione. «Smetterò di fumare quando la realtà sarà più bella dei miei viaggi», aveva scritto sul profilo Facebook. Quando scomparve nel gennaio 2018, la famiglia aveva iniziato a preoccuparsi, lanciando appelli in televisione. Quarantotto ore dopo, un passante notò due valigie abbandonate vicino a una villetta in provincia di Macerata. I carabinieri trovarono i resti del corpo smembrato e, grazie al Dna, confermarono che si trattava di Pamela.
Il corpo ritrovato è di Pamela, e il Dna conferma la sua identità. Oseghale, un cittadino nigeriano in Italia dal 2015, fu identificato grazie a una testimonianza di un tassista e a immagini di videosorveglianza. Nella sua difesa, Oseghale negò l’omicidio, affermando che Pamela fosse morta per overdose e respinse le accuse di stupro.
Le prove e la ricostruzione del delitto
Durante il processo, i pm lo definirono «acrobata della menzogna», elencando un lungo elenco di bugie. A cominciare dal fatto che la diciottenne fosse morta per overdose. Sulla dinamica del delitto, i magistrati hanno ritenuto credibili le confidenze fatte da Oseghale a un ex compagno di cella: la 18enne avrebbe minacciato di denunciarlo e il 30enne l’avrebbe accoltellata per impedirle di andarsene dalla casa. Pamela, dopo essere stata stuprata, secondo la ricostruzione, voleva fuggire ma Oseghale l’aveva chiusa in casa.
Il Dna trovato sotto le unghie di Pamela conferma la violenza sessuale. La sentenza della Corte d’Assise d’appello di Perugia, nel 2022, aveva già riconosciuto l’aggravante della violenza sessuale, ma aveva disposto un nuovo processo per approfondire la questione. La Cassazione, nel suo ultimo intervento, ha confermato la condanna a vita, ritenendo che la ricostruzione dei fatti fosse logica e non potesse essere messa in discussione.
Alessandra Verni, la madre di Pamela, ha espresso la sua soddisfazione, ma ha anche espresso la sua preoccupazione per il futuro dell’imputato. «È quello aspettavo da sei anni», ha detto visibilmente commossa. «Ma la mia battaglia non finisce qui su eventuali altre responsabilità. Chiedo ad Oseghale di pentirsi e di dire chi era con lui. Non voglio che esca di prigione tra soli 10 anni». La madre ha annunciato che, per l’anniversario della morte, organizzerà una fiaccolata in piazza Re di Roma, dove c’è una panchina dedicata a Pamela.
La pg Francesca Loy ha sottolineato che la motivazione della sentenza impugnata ha colmato ogni lacuna e non può essere in alcun modo posta in discussione. «Per come si sono verificati i fatti, non avrebbero senso se non fosse stata commessa una violenza sessuale», ha affermato. I legali della difesa, Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, avevano chiesto un nuovo annullamento della sentenza, ma la Cassazione ha ritenuto il percorso argomentativo dei giudici d’Assise d’appello illogico e contraddittorio.
