Intelligenza artificiale in Toscana: crescita in aumento, ma distanza persiste rispetto al resto d’Italia

La Toscana accelera nell’adozione dell’IA, ma rimane indietro rispetto al resto d’Italia. Crescita del 14,7% nel 2025, ma distanza persiste.

La Toscana registra un incremento significativo nell’adozione dell’intelligenza artificiale, ma il divario con il resto d’Italia persiste. Nel 2025, il 14,7% delle imprese toscane con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 16,4% nazionale. La crescita, che ha visto il raddoppio in un anno, procede sostanzialmente allo stesso ritmo del resto del Paese, senza permettere alla regione di recuperare terreno. La tendenza trova conferma nell’indagine Banca Ifis, che analizza le Pmi e le tecnologie in uso nel 2026, con una quota del 41% di aziende toscane che impiegano l’IA, inferiore sia alla media italiana del 47% che a quella lombarda del 48%. Il dato, pur riferendosi a platee e metodologie diverse, conferma una stessa indicazione: la Toscana usa sempre di più l’intelligenza artificiale, ma resta indietro rispetto all’Italia.

Le applicazioni e i limiti

Le aziende toscane utilizzano l’IA soprattutto per estrarre informazioni dai testi, con il 59,3% delle imprese che la impiega a tale scopo, contro il 71% nazionale. Il 47,4% la utilizza per generare immagini, video o audio, mentre il 40,9% per produrre linguaggio scritto o parlato. Il marketing e le vendite rappresentano il primo terreno di applicazione, indicato dal 40,5% delle aziende toscane, seguito dall’organizzazione dei processi amministrativi al 28,4%. L’impiego nella ricerca e sviluppo è invece limitato, con il 11,5% delle imprese toscane che lo utilizza, contro il 20% italiano. Il paradosso toscano emerge chiaramente: tanti dati, ma meno intelligenza artificiale.

Le competenze e i colli di bottiglia

Il ritardo sull’IA risalta ancora di più se confrontato con altri indicatori digitali. La Toscana non è infatti una regione complessivamente poco digitalizzata. Nel 2025, il 76,5% delle imprese utilizza servizi cloud, leggermente superiore alla media italiana del 75,6%, mentre il 45,1% ricorre all’analisi dei dati, contro il 42,7% nazionale. Circa otto imprese su dieci hanno raggiunto almeno il livello base di intensità digitale. Eppure, sull’intelligenza artificiale, la Toscana scende sotto la media nazionale. Il problema non è solo la mancanza di tecnologia, ma soprattutto la mancanza di competenze specifiche. Tra quelle che non utilizzano l’IA ma ne hanno valutato l’adozione, il 73,3% delle aziende toscane indica come ostacolo la mancanza di competenze specifiche, contro il 58,6% nazionale. Pesano anche l’incertezza sulle conseguenze legali e i timori relativi alla protezione dei dati e alla privacy.

Non a caso, anche Unioncamere, guardando al quadro nazionale, parla di una fase ancora di “prima applicazione” dell’intelligenza artificiale nelle aziende, indicando soprattutto le imprese più piccole come quelle da accompagnare attraverso formazione, sperimentazione e consulenze specialistiche. La sfida per la Toscana si gioca non tanto sull’arrivo dell’IA nelle aziende, che è già cominciato, quanto sulla possibilità di avere persone capaci di portarla dentro i processi produttivi e trasformarla in uno strumento di crescita.

  • 14,7% delle imprese toscane utilizza IA nel 2025
  • 16,4% nazionale
  • 41% di aziende toscane impiega IA nel 2026
  • 47% media italiana
  • 73,3% delle aziende toscane indica mancanza di competenze come ostacolo

La crescita dell’adozione dell’IA in Toscana è in aumento, ma il divario con il resto d’Italia persiste. La regione, pur non essendo complessivamente poco digitalizzata, mostra un ritardo significativo nell’uso avanzato dell’intelligenza artificiale. La sfida si sposta sempre più dalla disponibilità della tecnologia alla capacità delle imprese di utilizzarla davvero. La questione, dunque, si sposta sempre più dalla disponibilità della tecnologia alla capacità delle imprese di utilizzarla davvero. La Toscana, per poter sfruttare appieno il potenziale dell’IA, dovrà concentrarsi non solo sull’adozione tecnologica, ma soprattutto sulla formazione e sull’acquisizione di competenze specifiche, necessarie per trasformare l’IA in un vero strumento di crescita economica.