La morte di Bruno, il cane eroe, si rivela una simulazione: la Procura apre un nuovo fronte d’indagine
La Procura di Taranto ha rivelato che la morte del cane eroe Bruno era una simulazione. L’autopsia ha smentito l’ingestione di bocconi con chiodi.
La morte del cane eroe Bruno, un Bloodhound addestrato da Arcangelo Caressa, ha cambiato radicalmente il quadro dell’inchiesta. Secondo la Procura di Taranto, la storia dei bocconi con i chiodi che avevano scosso l’opinione pubblica sarebbe stata simulata. L’ultimo saluto al cane molecolare, che aveva reso un servizio straordinario alla comunità, si è rivelato un giallo giudiziario, con accuse rivolte al suo addestratore per aver inscenato un reato mai avvenuto.
La Procura apre un nuovo fronte d’indagine
La Procura ha chiuso l’inchiesta sulla morte di Bruno, notificando l’avviso di conclusione delle indagini all’istruttore del cane, Arcangelo Caressa. Secondo il sostituto procuratore Raffaele Casto, l’uccisione del cane non si sarebbe mai verificata, ma sarebbe stata sapientemente simulata. L’ipotesi di un avvelenamento tramite bocconi imbottiti di chiodi e sostanze nocive è stata smentita da un’indagine approfondita che ha incluso l’autopsia e l’analisi scientifica del corpo dell’animale.
Le prove scientifiche smentiscono la versione iniziale
Orlando Paciello, docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e consulente tecnico della Procura, ha condotto l’autopsia e ha rivelato che nel corpo di Bruno non erano presenti tracce di sostanze velenose o di chiodi. Gli esami hanno anche stabilito che il cane non aveva mangiato da almeno 20 ore, un dato che contraddice l’ipotesi di un’ingestione recente di alimenti avvelenati. Inoltre, i bocconi con i chiodi indicati come responsabili della morte erano già all’interno di una busta di plastica al momento del ritrovamento, non vicino al corpo dell’animale. Le indagini hanno anche verificato le procedure seguite dopo il decesso. La Procura ha contestato che il seppellimento di Bruno fosse stato tentato o programmato senza le debite comunicazioni ufficiali, un’anomalia procedurale che ha spinto i magistrati a ordinare perquisizioni e sequestri di documentazione cinofila. Questi elementi hanno contribuito a ribaltare la versione iniziale e a aprire un nuovo fronte d’indagine.
Caressa ora è formalmente indagato
Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, Caressa ha 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogato o per presentare una memoria difensiva tramite il suo legale, l’avvocato Alessandro Scapati. Il pubblico ministero dovrà valutare le eventuali deduzioni della difesa e decidere se formulare la richiesta di rinvio a giudizio o sollecitare l’archiviazione del procedimento. La Procura intende accertare se dietro questa presunta simulazione vi fossero interessi d’immagine, personali o di altra natura. Al di là dei risvolti giudiziari, resta l’amarezza per la perdita di un cane molecolare straordinario che per anni ha dedicato il suo fiuto e il suo lavoro al servizio della comunità.
