Alessandro Impagnatiello, ergastolo confermato ma premeditazione esclusa. La sorella: «Vergogna!»
L’ergastolo a Impagnatiello, ma premeditazione esclusa. La sorella di Giulia Tramontano: «Vergogna!»

Alessandro Impagnatiello, il 26 giugno 2025, ha visto confermato l’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano, ma la premeditazione è stata esclusa. La sorella della vittima, Chiara Tramontano, ha espresso profonda indignazione, definendo la sentenza «vergogna». L’uomo, accusato di aver avvelenato la donna per sei mesi, ha cercato su Internet la quantità di veleno necessaria per uccidere una donna, e poi l’ha uccisa. La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la pena massima, ma ha escluso l’aggravante della premeditazione, un elemento che ha suscitato forte protesta.
Un omicidio avvelenato
Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, è stata uccisa il 27 maggio 2023 da Alessandro Impagnatiello, che aveva già iniziato a avvelenarla mesi prima. L’uomo, in un’azione che ha sconvolto la comunità, ha cercato online la quantità di veleno necessaria per uccidere una donna, e ha poi compiuto l’atto. Dopo l’omicidio, ha tentato di occultare il corpo, incendiandolo due volte e spostandolo per quasi quattro giorni per simulare la sua scomparsa. La sua doppia vita, con un’amante ignara del suo comportamento, ha alimentato il dibattito pubblico.
La sorella ha espresso dolore e indignazione, definendo la sentenza «vergogna». Chiara Tramontano ha scritto sui social: «Vergogna. La chiamano Legge, ma si legge disgusto. L’ha avvelenata per sei mesi. Ha cercato su Internet quanto veleno serve per uccidere una donna, poi l’ha uccisa. Per lo Stato, supremo legislatore, non è premeditazione. Vergogna a una legge che chiude gli occhi davanti alla verità e uccide due volte». La sua frase ha suscitato un forte dibattito, con molti che hanno condiviso il suo dolore e la sua indignazione.
La difesa e la sentenza
La difesa di Impagnatiello, guidata dall’avvocato Giulia Geradini, ha sostenuto che l’azione dell’imputato non fu un «agguato», ma un «susseguirsi di errori» senza alcuna pianificazione. L’avvocato ha sottolineato che l’uomo non aveva «minima premeditazione», e che la sua condotta era frutto di una serie di errori. La Corte d’Appello ha accolto questa tesi, escludendo l’aggravante della premeditazione, ma ha confermato comunque l’ergastolo, considerando il comportamento dell’imputato estremamente grave.
La sorella ha anche aggiunto: «E smettetela di portare gli assassini ai banchi. Sono assassini. Vanno in cella. Nessuno li vuole liberi, inquinano». Queste parole hanno trovato eco in molti settori della società, con chi chiede una maggiore severità nei confronti degli assassini. La sentenza ha aperto la strada a un ricorso in Cassazione, dove potrebbe essere valutata la possibilità di modificare la pena massima. Mentre l’opinione pubblica attende il verdetto finale, il caso di Alessandro Impagnatiello rimane un esempio di come la legge possa non sempre rispondere al dolore e alla giustizia che si aspetta.
