I Testimoni di Geova abbandonano il divieto di trasfusioni di sangue dopo anni di pressione

I Testimoni di Geova modificano la posizione sul divieto di trasfusioni di sangue dopo anni di pressione e casi di morte.

I Testimoni di Geova hanno annunciato di aver abbandonato il divieto di ricevere trasfusioni di sangue, un cambiamento che segue anni di pressione e casi di morte attribuibili al rifiuto di tale trattamento. L’aggiornamento, reso pubblico il 1° ottobre 2026, è stato reso noto attraverso il sesto aggiornamento del corpo direttivo dell’anno, disponibile sul sito ufficiale della confessione religiosa. La decisione permette ai fedeli di ricevere trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, ma non di sangue intero che non sia loro.

Un cambiamento dopo migliaia di morti

La decisione segue un lungo periodo di dibattito interno e esterno, alimentato da storie di famiglie che hanno perso figli o parenti a causa del rifiuto di trasfusioni. Tra questi casi, la storia di Laura Bartolini, una fedele che ha lasciato il culto dopo la morte di un bambino a causa di una mancata trasfusione. «Volevo fare cose normali, festeggiare il compleanno, il Natale. Magari, anche andare in discoteca, ma tutto questo era proibito», racconta Laura. Il bambino, di 18 mesi, è morto dopo che i medici avevano ritenuto necessaria una trasfusione, ma i genitori avevano rifiutato. «Il giorno del funerale c’era questa bara piccolina, tutta bianca e nessuno che piangeva. C’era un’atmosfera di soddisfazione, non di tristezza», ricorda Laura. Il padre, che aveva rifiutato le trasfusioni, aveva detto al figlio: «Bravo, sei stato coerente».

La morte del figlio ha segnato un punto di non ritorno per Laura.

Un processo interno e una madre che temeva per la famiglia

Dopo la morte del figlio, Laura ha subito un processo interno, in cui è stata accusata di «distruzione» per aver abbandonato la fede. «Mia madre, ogni volta che ha avuto occasione di restare sola con i miei figli, li terrorizzava. Gli diceva: se la mamma non cambia, morirete tutti», racconta. La madre ha anche segnalato Laura ai servizi sociali, inventando false accuse su di lei. «Ci sono voluti anni per dimostrare che erano falsità e, in quel periodo, gli incontri erano regolamentati», spiega Laura.

La stessa sorte è toccata al padre di Laura, che è morto a causa del rifiuto di una trasfusione necessaria per il cancro. «Lo trovai incosciente, malato di cancro. Il primario diceva a mia madre e a mia sorella che un intervento non lo avrebbe guarito, ma che forse gli avrebbe dato qualche altro anno di vita. Loro strillavano e mostravano il suo tesserino dei testimoni di Geova in cui rifiutava le trasfusioni. Andò a finire che il dottore fu costretto ad allargare le braccia e lui morì accanto a me quella notte stessa», racconta Laura.

La morte del padre ha ulteriormente spinto Laura a lasciare il culto.

La decisione dei Testimoni di Geova di permettere le trasfusioni di sangue, almeno in certi casi, rappresenta un passo avanti per la salute dei fedeli e per la libertà di scelta. La posizione del gruppo religioso, che aveva vietato le trasfusioni di sangue fin dalla Seconda Guerra Mondiale, è stata modificata dopo anni di dibattito e pressione da parte di famiglie e medici. «Questo principio si applica anche ai quattro maggiori componenti del sangue», spiega il comunicato, riferendosi ai componenti che costituiscono il 99 per cento delle trasfusioni odierne.

La decisione non elimina del tutto il divieto, ma apre la porta a una maggiore flessibilità. «Ciascuno porterà il proprio fardello», ha detto il comunicato, citando la lettera di Paolo ai Galati, per sottolineare che la scelta finale spetta a ciascun fedele. La decisione, però, non è vista come un cambiamento radicale, ma come un adattamento alle nuove esigenze mediche e sociali.