La segregazione scolastica e il fenomeno del “white flight” in Italia
Un fenomeno sociale che ha portato alla segregazione scolastica e alla fuga delle famiglie italiane dalle scuole di quartiere.
La segregazione scolastica in Italia, in particolare nelle grandi città del Nord, è in parte determinata dal fenomeno del “white flight”, la fuga delle famiglie italiane dalle scuole di quartiere. Questo fenomeno, analizzato da Franz Baraggino Costanzo Ranci, sociologo del Politecnico di Milano, ha effetti significativi sulla distribuzione degli studenti e sulle opportunità di accesso alle scuole superiori. Ranci ha sottolineato che la mobilità degli italiani è un fattore determinante nella segregazione scolastica, con conseguenze che si estendono fino al mercato del lavoro.
Il “white flight” e la fuga dalle scuole di quartiere
Il “white flight” rappresenta una tendenza delle famiglie italiane a iscrivere i propri figli in scuole lontane dal quartiere di residenza, spesso per motivi educativi o sociali. A Milano, il 56% dei bambini italiani delle elementari e il 57% delle medie frequenta una scuola diversa da quella del proprio bacino di residenza. Questa mobilità, spiega Ranci, è il principale fattore di segregazione scolastica. La conseguenza è una concentrazione di studenti stranieri in alcune classi, con effetti negativi sull’integrazione e sull’accesso alle opportunità.
La mobilità degli studenti italiani agisce da moltiplicatore nel fenomeno. Ranci ha sottolineato che la distribuzione delle famiglie straniere sul territorio spiega solo una parte del problema. Ad aumentare la concentrazione in alcune scuole è soprattutto la mobilità degli studenti italiani, che agisce da moltiplicatore. C’è poi il tema della scelta: il 46% di chi si sposta sceglie istituti privati, il 54% altre scuole pubbliche.
Le conseguenze della segregazione scolastica
Un nuovo studio del Laboratorio del Politecnico di Milano su oltre 10mila studenti delle scuole medie milanesi ha evidenziato che la costruzione di scuole segregate ha effetti diretti sull’accesso alle scuole superiori e, di conseguenza, sul mercato del lavoro. A parità di condizioni individuali, chi frequenta scuole a maggiore concentrazione di svantaggio ha meno probabilità di scegliere il liceo e maggiori probabilità di orientarsi verso istituti tecnici o professionali.
La segregazione scolastica non solo riflette disuguaglianze, ma può anche contribuire a riprodurle. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato che la scuola è un mezzo di integrazione, che abitua alla convivenza e al rispetto. Tuttavia, la segregazione scolastica non solo riflette disuguaglianze, ma può anche contribuire a riprodurle. Ranci ha sottolineato che il problema non nasce nelle scuole, ma nella società, e quindi non può essere risolto solo attraverso interventi scolastici.
Il tetto annunciato da Giorgia Meloni per limitare la presenza di studenti stranieri nelle classi dovrebbe contrastare questa segregazione. Tuttavia, Ranci mette in guardia dal considerare il fenomeno come una manifestazione di razzismo, sottolineando che le ragioni possono essere educative, sociali, organizzative ed economiche. Il problema non è la scelta individuale, ma l’effetto combinato che ne deriva. Per risolverlo, serve una comprensione delle cause che producono la segregazione scolastica, e non solo concentrarsi sull’effetto. A Milano, spiega Ranci, “le paritarie hanno una composizione che è pressoché totalmente italiana” e in alcune zone centrali la quota di bambini iscritti alle private arriva al 50%. Il risultato è che “tutti quei bambini italiani non contribuiscono a una composizione più equilibrata delle scuole pubbliche”. Col rischio, aggiunge, “di formare le future élite in un contesto molto diverso da quello in cui vivranno”.
