Sydney Sweeney e la guerra contemporanea contro il corpo
Sydney Sweeney e la cultura del corpo: un dibattito su bellezza, desiderio e moralità.
La bellezza e il desiderio: un dibattito senza fine
La cultura contemporanea sembra incapace di lasciare il corpo semplicemente essere un corpo. Il corpo di Sydney Sweeney, attrice e modella, è diventato un simbolo di una guerra senza fine tra desiderio e moralità. In appena due anni, lo stesso corpo è riuscito a diventare simbolo della restaurazione del desiderio eterosessuale, vittima del body shaming, incarnazione di un presunto ideale razziale e infine emblema della sessualizzazione delle sportive. Questo fenomeno non è un caso isolato, ma parte di un dibattito più ampio che coinvolge la bellezza, l’estetica e il valore morale delle persone. Per le une, trovare una donna desiderabile soprattutto per il suo corpo sarebbe una forma di degradazione; per gli altri, essere giudicati fisicamente desiderabili o indesiderabili costituirebbe un’ingiustizia.
Due reazioni opposte, lo stesso problema
Attorno a Sweeney ricorrono due reazioni apparentemente opposte ma sorprendentemente speculari. Da una parte c’è chi liquida il desiderio che suscita come prova della superficialità maschile: in fondo, si sostiene, gran parte dell’interesse nei suoi confronti dipenderebbe semplicemente dal seno, dal volto, dalla conformazione del corpo. Dall’altra, soprattutto negli ambienti redpill, ricorre la lamentela inversa: le donne attribuirebbero agli uomini un valore sproporzionato sulla base dell’altezza, del volto, della struttura fisica, trasformando l’estetica in una sorta di arbitrario tribunale morale. Sono posizioni nate da sottoculture quasi opposte, eppure compiono lo stesso slittamento. Entrambe trattano il giudizio estetico come qualcosa di sospetto proprio perché non coincide con il giudizio morale.
Il risultato è identico: poiché la bellezza non misura il valore morale di una persona, si pretende che non debba avere un valore autonomo neppure sul piano estetico ed erotico. Dire che senza determinate caratteristiche fisiche Sweeney susciterebbe meno desiderio equivale grosso modo a osservare che un attore famoso per la propria bellezza sarebbe percepito diversamente se avesse un altro volto. Non abbiamo scoperto l’ideologia dietro al desiderio: abbiamo appena descritto il desiderio. Non ne consegue affatto che la persona bella sia buona.
Un canone non è una classifica morale
Ed è precisamente qui che anche la reazione redpill sbaglia bersaglio. Dire che l’aspetto fisico interviene nel desiderio, nella fascinazione o persino nella prima impressione non significa sostenere che determini il valore morale dell’individuo. Confondere i due piani non è una critica al culto della bellezza: è l’incapacità di concepire la bellezza come un valore autonomo. Gli antichi lo sapevano benissimo. Nel terzo libro dell’Iliade, Paride è ripetutamente chiamato «simile a un dio» nell’aspetto, ma quando fugge davanti a Menelao Ettore lo investe proprio sul contrasto fra la sua bella forma e l’assenza di forza e coraggio. Non è la confutazione del valore della bellezza: è esattamente il contrario. La sua avvenenza rende ancora più stridente la mancata corrispondenza fra forma e carattere.
La cultura contemporanea sembra incapace di distinguere il piano estetico da quello morale. Il problema non è Sydney Sweeney, ma il fatto che la cultura non riesce a lasciare il corpo semplicemente essere un corpo. Il dibattito su di lei è un riflesso di una società che non sa più come trattare la bellezza senza ridurla a un giudizio morale.
La cultura contemporanea sembra incapace di lasciare il corpo semplicemente essere un corpo. Il corpo di Sydney Sweeney, attrice e modella, è diventato un simbolo di una guerra senza fine tra desiderio e moralità. In appena due anni, lo stesso corpo è riuscito a diventare simbolo della restaurazione del desiderio eterosessuale, vittima del body shaming, incarnazione di un presunto ideale razziale e infine emblema della sessualizzazione delle sportive. Questo fenomeno non è un caso isolato, ma parte di un dibattito più ampio che coinvolge la bellezza, l’estetica e il valore morale delle persone. Non abbiamo scoperto l’ideologia dietro al desiderio: abbiamo appena descritto il desiderio.
