Il sindaco di Trino: «Accetterei una centrale nucleare, non ho paura»

Il sindaco di Trino, Daniele Pane, non teme l’energia atomica e parla di opportunità per il territorio.

Il sindaco di Trino parla dell’opportunità di ospitare una centrale nucleare nel suo territorio
Il sindaco di Trino parla dell’opportunità di ospitare una centrale nucleare nel suo territorio

Un territorio abituato al nucleare

Il sindaco di Trino, Daniele Pane, non teme l’idea di ospitare una centrale nucleare nel suo comune. «Solo ricadute positive per i cittadini», afferma, sottolineando come il territorio abbia una storia legata al nucleare. La città, in provincia di Vercelli, fu sede del primo impianto nucleare italiano negli anni Sessanta, la centrale Enrico Fermi, costruita tra il 1961 e il 1964 e spenta nel 1987 dopo il referendum. «Là il nucleare è familiare come le risaie», osserva Pane, che ha presentato la candidatura del Comune per ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

Un’opportunità per il territorio

Pane spiega che la sua città ha una vocazione a ospitare insediamenti produttivi innovativi. «La nostra area geografica ha storicamente una vocazione a ospitare insediamenti produttivi innovativi», dice, aggiungendo che personalmente non vede il nucleare come un problema, ma come un’opportunità. «Personalmente non lo ritengo un problema, ma bensì un’opportunità», sottolinea, ricordando come il passato abbia visto l’arrivo del nucleare e oggi si possa godere di una sicurezza maggiore grazie ai progressi tecnologici.

Il sindaco sottolinea i vantaggi economici che potrebbe portare un nuovo impianto nucleare. «Poi c’è la ricaduta economico-occupazionale», spiega, ricordando come la centrale Enrico Fermi abbia generato un aumento di occupati ad alto valore e una piccola rigenerazione urbana. «Inoltre attorno alla centrale si era creato un tessuto di piccola imprenditoria locale», aggiunge, pur riconoscendo che con la chiusura della Fermi, questo tessuto si è ridotto. «Oggi, con un impianto nuovo, potremmo ripristinare questa dinamica», conclude Pane.

Pane riconosce l’esistenza di un vuoto culturale di circa 40 anni rispetto al nucleare. «Occorre illustrare ai territori e al Paese attraverso una campagna di comunicazione come funziona l’atomo e perché non si deve averne paura», dice, sottolineando l’importanza di una spiegazione obiettiva da parte della politica. Chiaramente servirebbe che la politica fosse obiettiva nello spiegare le cose, e anche chi è contrario dovrebbe argomentare le sue tesi in maniera sincera. «Poi, dopo aver individuato i potenziali territori, bisognerebbe fare una campagna ancora più incisiva», conclude, prendendo esempio dalla Francia, dove le città che ospitano le centrali godono di un monitoraggio ambientale straordinario.

Il sindaco ha anche risposto a una domanda specifica: «Quanto è distante dal Comune la vecchia centrale e potrebbe essere utilizzata come sito per un nuovo impianto?». «È distante più o meno un chilometro dall’ultima casa. L’area su cui venne costruita la centrale è lungo l’argine del Po e secondo me è idonea per ospitarne una nuova», risponde. «Ma non sono un ingegnere… Ma stanno facendo lo smantellamento o sono fermi?», chiede un cittadino. «Il primo obiettivo di smantellamento era previsto per il 2018 ma non può essere raggiunto fino a che non ci sarà il Deposito nazionale. Per questo ci candidammo ad ospitare il deposito», spiega Pane.

La candidatura del Comune per il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è stata presentata proprio per questo motivo. Il sindaco ha anche sottolineato che il Comune beneficia di circa un milione di euro all’anno di compensazione per la presenza del deposito temporaneo della Fermi. «Naturalmente con la centrale la cifra dovrebbe essere più elevata», conclude Pane, che non teme l’idea di ospitare una centrale nucleare nel suo comune.