Ricostruzione del Centro Italia: Castelli, “Anni persi per formalismo, ora si punta a restanza e sviluppo”

Guido Castelli: Ricostruzione del Centro Italia, anni persi per formalismo, obiettivo restanza e sviluppo economico.

Commissario straordinario per la ricostruzione, Guido Castelli, parla del progresso e della restanza nel Centro Italia
Commissario straordinario per la ricostruzione, Guido Castelli, parla del progresso e della restanza nel Centro Italia

Dieci anni dopo il sisma del 24 agosto 2016, che ha devastato Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e una vasta parte dell’Appennino centrale, il dibattito sulla ricostruzione si concentra su un tema cruciale: il passaggio da una fase di emergenza a una programmazione stabile. Guido Castelli, senatore e commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione dei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, ha sottolineato come i primi anni siano stati persi a causa di “ossessioni formaliste” e modelli sbagliati, che hanno impedito di avviare tempestivamente il percorso di ricostruzione. Oggi, però, si registra un cambio di passo significativo, con un’attenzione crescente non solo alla ricostruzione materiale, ma anche a quella economica e sociale. L’obiettivo non è semplicemente ricostruire ciò che il terremoto ha distrutto, ma rendere l’Appennino centrale più sicuro, moderno, connesso e capace di offrire opportunità di lavoro e servizi.

Ricostruzione pubblica e privata: numeri e progressi

Il progresso nella ricostruzione si misura non solo nei cantieri aperti e nelle case restituite, ma nella capacità di ridare futuro alle comunità colpite. Al 31 maggio 2026, le richieste di contributi per la ricostruzione privata sono state oltre 36 mila, per un valore di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto 12,59 miliardi, mentre le somme già liquidate hanno superato gli 8 miliardi. Quasi il 70% di queste risorse è stato liquidato dal 2023 in poi. Sono 23.361 cantieri autorizzati e quasi 15 mila già conclusi. La ricostruzione pubblica, sebbene più complessa, mostra un quadro profondamente diverso rispetto al passato: 3.667 interventi programmati, per oltre 4,85 miliardi, del quale il 98% è avviato. Il 40% dei cantieri è concluso o in fase di esecuzione post-gara, mentre gli altri sono in progettazione o prossimi alla gara. Il 40% delle famiglie è tornato a casa, quasi il 40% in meno rispetto al 2022.

Il Governo ha compiuto una scelta importante: chiudere la fase dell’emergenza nazionale senza interrompere né indebolire la ricostruzione e, contemporaneamente, dare continuità alla Struttura commissariale. Questo significa offrire a sindaci, cittadini, professionisti e imprese un orizzonte stabile nel quale programmare gli interventi. La ricostruzione deve avere tempi, strumenti e prospettive certe. La decisione di chiudere la fase dell’emergenza nazionale senza interrompere né indebolire la ricostruzione rappresenta un passo avanti significativo. La Struttura commissariale, che ha seguito il percorso di ricostruzione per dieci anni, è stata prorogata, garantendo continuità e coerenza.

Restanza e sviluppo: il futuro dell’Appennino

Castelli ha sottolineato l’importanza del concetto di “restanza”, che non deve essere una formula suggestiva, ma un diritto concreto. Deve significare poter scegliere liberamente di vivere nell’Appennino senza essere penalizzati rispetto a chi vive in una grande città. Un giovane resta se trova un lavoro qualificato, una connessione digitale efficiente, una scuola per i propri figli, servizi sanitari accessibili, mobilità, opportunità culturali e una casa. Per questo, il governo ha lanciato iniziative come NextAppennino, che sostiene gli investimenti delle imprese, le nuove attività, il turismo, le filiere agricole, l’innovazione e la ricerca.

La ricostruzione deve diventare una scuola di prevenzione. Non solo per la sicurezza degli edifici, ma anche per la gestione dei rischi futuri. L’esperienza del sisma 2016 ha prodotto innovazioni normative e amministrative importanti, dal nuovo Codice della ricostruzione alla programmazione pluriennale fino al rafforzamento del ruolo dei sindaci. Pensa che questo modello possa diventare un riferimento anche per le future ricostruzioni post-calamità in Italia? Non soltanto penso che possa esserlo: in parte sta già accadendo. Per molti anni in Italia ogni terremoto ha prodotto una legislazione diversa, procedure nuove e strutture costruite da zero. Significava disperdere ogni volta esperienza, competenze e tempo.

Il futuro dell’Appennino passa attraverso la restanza. Il traguardo che farebbe dire che la ricostruzione è davvero completata, non solo dal punto di vista materiale ma anche umano, sociale ed economico, è vedere una piazza di Amatrice, Arquata, Norcia o di uno degli altri borghi del cratere piena di ragazzi. Non soltanto turisti, ma giovani che vivono lì, lavorano lì, costruiscono una famiglia lì. Quella sarebbe per me l’immagine più bella. Potremo dire che la ricostruzione è davvero conclusa quando