Processo d’appello per Veronica Panarello: la difesa chiede assoluzione e nuova perizia psichiatrica

Processo d’appello per Veronica Panarello, madre condannata a 30 anni per omicidio di Loris Stival. Difesa chiede assoluzione e nuova perizia psichiatrica.

Processo d'appello per Veronica Panarello: la difesa chiede assoluzione e nuova perizia psichiatrica
Processo d’appello per Veronica Panarello: la difesa chiede assoluzione e nuova perizia…

Il processo d’appello per Veronica Panarello, madre condannata a 30 anni per l’omicidio del piccolo Loris Stival, si apre il 6 luglio prossimo. La donna, accusata di omicidio e occultamento di cadavere, ha presentato un ricorso contro la sentenza di condanna emessa in primo grado il 17 ottobre 2016. L’incidente, avvenuto il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina nel Ragusano, ha scatenato una vicenda processuale controversa e spinosa, con la difesa che cerca di dimostrare l’assoluzione della donna.

La difesa chiede una nuova perizia psichiatrica e la riapertura dell’istruttoria. Il ricorso, presentato dall’avvocato Francesco Villardita, è stato depositato al Tribunale di Caltagirone e include 66 pagine di motivi d’appello. Tra le contestazioni, i rilievi tecnici e la perizia psichiatrica, la difesa chiede una “nuova perizia psichiatrica” e la “riapertura dell’istruttoria dibattimentale” per permettere un confronto tra Veronica Panarello e il suocero Andrea Stival. Quest’ultimo punto è uno dei cardini su cui la difesa si è sempre battuta dopo la chiamata in correità dell’uomo da parte della nuora.

Le motivazioni del ricorso e le richieste della difesa

L’avvocato Villardita, nel merito, chiede l’assoluzione della donna “per non aver commesso il fatto”. Nel ricorso si chiede anche il riconoscimento del “vizio parziale di mente” e una rideterminazione della pena che tenga conto delle attenuanti generiche, escluse dal gup di Ragusa che ha emesso la prima sentenza di condanna per la donna.

La sentenza di condanna ha definito la donna come “lucidissima assassina”. Nelle motivazioni della condanna, il gup Andrea Reale ha definito la condotta processuale di Veronica Panarello “deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa e manipolatrice”. La sentenza ha descritto la donna come una “lucidissima assassina” che avrebbe agito da sola, escludendo categoricamente un coinvolgimento del suocero Andrea Stival. Secondo la classica tipologia della Sindrome di Medea, la donna avrebbe ucciso il figlio per vendetta, cercando di distruggere l’intera famiglia nel vortice della sua rabbia.

La chiamata in correità di Andrea Stival, con cui la Panarello sostiene di aver avuto una relazione extraconiugale, ha alimentato le accuse di vendetta e di un movente non chiaro. La difesa, però, sostiene che questa relazione potrebbe essere un elemento cruciale per comprendere la motivazione dell’omicidio e per rivedere la condanna.

Il processo d’appello si aprirà il 6 luglio prossimo in Corte d’assise d’appello a Catania. La difesa spera che la nuova perizia psichiatrica e la riapertura dell’istruttoria possano portare a una revisione della sentenza e a un esito diverso per Veronica Panarello.