Papa a Lourdes: santuario della speranza e difesa della dignità della vita

Papa a Lourdes: difesa della dignità della vita e invito alla speranza

Il Papa ha trascorso il terzo giorno del suo viaggio in Francia interamente a Lourdes, dove ha sottolineato il ruolo del santuario come luogo di speranza cristiana e ha ribadito la difesa della dignità della vita umana. Il tema centrale del suo intervento è stato la “massima vigilanza” sugli abusi e la tutela della vita, con un netto no alla “morte programmata”. Il Papa ha rivolto un appello diretto ai malati e ai loro operatori, ricordando che “nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità”.

La dignità della vita e la lotta agli abusi

Il Papa ha sottolineato che la dignità della persona umana non si misura e non si discute, ribadendo che “è impossibile considerare normale togliere la vita”. Ha espresso un forte impegno per la “massima vigilanza” sugli abusi, invitando i vescovi a continuare a contrastare la “dolorosa piaga degli abusi”. “Non lasciatevi scoraggiare dagli errori, dalle incoerenze o persino dalle cadute”, ha esortato, ricordando che la Chiesa deve “avere il coraggio di vivere questa conversione”. Ha citato sant’Agostino per sottolineare l’importanza del riconoscimento degli errori come strumento di crescita spirituale: “Ti dispiaccia sempre ciò che sei, se vuoi guadagnare ciò che non sei”. Il Papa ha anche incontrato sette vittime di abusi da parte di membri del clero, mettendo in luce l’urgenza di una conversione profonda all’interno della Chiesa.

La speranza e la tenerezza divina

Durante la messa presieduta alla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, davanti a 150mila persone e 7mila malati, il Papa ha rivolto un appello diretto ai malati: “Qui, nessuna fragilità viene respinta”. Ha ricordato che “le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio”.

Ha invitato i presenti a essere “testimoni attivi di questa forza e di questa tenerezza divine”, ricordando che “non temete le tempeste del mondo: la Santa Madre di Dio veglia sul vostro cammino”. L’invito finale è stato rivolto a tutti: “Siate, nei vostri paesi, nelle vostre diocesi e nelle vostre famiglie, testimoni attivi di questa forza e di questa tenerezza divine”. Prima dell’Angelus, il Papa ha chiesto di recitare il Rosario nel mese di ottobre affinché “cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto”. In serata, ha partecipato alla processione “aux Flambeaux”, la prima volta per un Pontefice, sottolineando che “bisogna venire qui a fare questa processione con voi, cari malati, per percepirne pienamente la realtà”.

La cura della vita e la tenerezza nei confronti dei malati

Il Papa ha invitato i presenti a “essere servitori appassionati della vita”, esortati a “sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca” e a “accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes”. Ha ribadito che “la vocazione degli operatori sanitari è prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla”.

Ha anche ricordato che “nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana”. La medicina, ha sottolineato, “non potrà mai farsi serva della morte programmata”. Concludendo, il Papa ha espresso la sua fiducia nella Chiesa e nei malati: “Non ripartirete da Lourdes come siete arrivati: ripartirete come missionari della speranza”. Ha ricordato che “è il miracolo di questo luogo: suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore”.