Papa Leone XIV: tutelare i minori migranti e rifugiati, il progresso deve essere animato dalla carità

Papa Leone XIV invita a tutelare i minori migranti e rifugiati, sottolineando il ruolo della carità nel progresso umano.

Il Papa, Leone XIV, ha chiesto durante l’udienza di oggi, 23 settembre 2026, di tutelare i minori migranti e rifugiati, sottolineando la necessità di una responsabilità condivisa. L’appello, rivolto ai fedeli di lingua italiana, ha messo in luce la vulnerabilità dei bambini e degli adolescenti costretti ad abbandonare la propria terra. “I bambini, gli adolescenti, sono i più vulnerabili: spesso vivono sofferenze indicibili, violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche e non di rado perdono la vita nelle rotte migratorie”, ha detto il Papa, chiedendo a tutti di sentirsi coinvolti nella vita di questi ragazzi.

Il progresso deve essere animato dalla carità

Il Papa ha sottolineato che il progresso tecnico e scientifico deve essere orientato dalla carità per diventare autentico progresso umano. “Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati”, ha affermato. L’udienza, dedicata alla Gaudium et Spes, ha visto il Papa tornare su una delle questioni centrali della sua prima enciclica, Magnifica humanitas, in cui ha parlato del rapporto tra progresso terreno e regno di Cristo.

La cultura occidentale e il rapporto con Dio

Leone XIV ha denunciato un pregiudizio diffuso in parte della cultura occidentale, che ha perso il riferimento alla Rivelazione cristiana. “Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio”, ha spiegato. Il Papa ha sottolineato che negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana. Per i credenti, invece, l’attività umana individuale e collettiva corrisponde alle intenzioni di Dio. “I cristiani sono persuasi piuttosto che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno”, ha affermato. Il Papa ha ricordato che il Concilio Vaticano II ha sottolineato l’importanza del progresso per l’ordinamento della società e per il regno di Dio.

La visione del Concilio e il ruolo della carità

“Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività”, ha detto il Papa, riferendosi alla visione del Concilio esplicitata nella Gaudium et Spes. “L’umanità – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa”, ha concluso.

“Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo”, ha aggiunto. Il Papa ha sottolineato che il progresso tecnico e scientifico, se animato dalla carità, può contribuire a migliorare le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati. “Qual è il valore dell’attività umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico?”, ha posto il Papa, richiamando la domanda centrale del terzo capitolo della prima parte della costituzione conciliare. “Per incontrare Dio, l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo”, ha puntualizzato.