Moto paracadutabili: quando i militari cercarono di far volare le due ruote

Le moto paracadutabili, un’idea militare del Novecento per trasportare truppe in battaglia. Storie di mezzi aviolanciabili.

Le moto paracadutabili rappresentavano un’idea audace e innovativa del Novecento, nata dall’idea di fornire ai paracadutisti mezzi leggeri e mobili da trasportare sugli aerei o addirittura da lanciare con paracadute. Dalla Royal Enfield Flying Flea alla Vespa con cannone, passando per i progetti italiani e gli scooter americani, molti eserciti cercarono di dare una nuova forma di mobilità alle truppe aviotrasportate. L’obiettivo era semplice: rendere i soldati più veloci e mobili dopo l’atterraggio, permettendogli di spostarsi rapidamente e mantenere i contatti con le unità isolate. Tuttavia, i limiti tecnici e logistici spesso rendevano questi mezzi poco pratici in battaglia.

La Royal Enfield Flying Flea, la “pulce volante”

La Royal Enfield Flying Flea, sviluppata durante la Seconda guerra mondiale per il War Office britannico, è probabilmente la moto paracadutabile più famosa. Nata da un progetto iniziale per sostituire la DKW RT 100, la Flying Flea aveva un motore da 125 cm³ e un peso estremamente ridotto, permettendole di essere lanciata da aerei come i bombardieri Halifax e Lancaster. La sua forma compatta e la sua leggerezza la rendevano adatta al trasporto in contenitori da aviolancio. Dopo l’atterraggio, i soldati potevano recuperare la moto in pochi minuti, rialzarla e usarla per spostarsi rapidamente. La Flying Flea fu utilizzata durante gli sbarchi del 1943 e del 1944, e dopo la guerra molti esemplari furono riverniciati e venduti ai civili, contribuendo alla motorizzazione britannica del dopoguerra.

La Welbike, la minimoto dei paracadutisti inglesi

Se la Flying Flea era un’idea essenziale, la Welbike portava il concetto all’estremo. Progettata appositamente per i reparti paracadutisti britannici, la Welbike era una moto minuscola, ripiegabile e inseribile in un contenitore cilindrico lanciato con paracadute. Una volta atterrati, i paracadutisti dovevano recuperare il cilindro, aprirlo e estrarre la moto, che aveva un peso di appena 32 kg. Non aveva sospensioni, luci o kickstarter, ma si avviava a spinta con un motore Villiers da 98 cm³. Nonostante i limiti, la Welbike fu prodotta in oltre 3.600 esemplari tra il 1942 e il 1943. Dopo la guerra, il progetto diede origine alla Corgi, una minimoto civile pieghevole venduta in Gran Bretagna negli anni Cinquanta.

La Volugrafo Aermoto 125, sviluppata in Italia durante la Seconda guerra mondiale, rappresenta un altro esempio di moto paracadutabile. Progettata per equipaggiare le divisioni paracadutisti del Regio Esercito, la Aermoto aveva un motore da 123 cm³ e un telaio a doppia culla in tubi d’acciaio. Il manubrio poteva essere ripiegato per trasformare la moto in un parallelepipedo compatto, adatto al lancio con paracadute. Dopo l’atterraggio, bastavano circa due minuti per estrarla, rialzarla e renderla operativa. La Aermoto poteva anche trainare un carrello per il trasporto di materiali, e fu utilizzata sia da reparti italiani che da unità paracadutiste tedesche dopo l’armistizio.

Altri esperimenti, come il Cushman Model 53 Airborne Infantry Scooter, mostravano le difficoltà di realizzare mezzi leggeri e resistenti. Sebbene il Cushman fosse costruito in acciaio e fosse robusto, il suo peso di circa 115 kg lo rendeva inadatto al lancio con paracadute. Durante i test, la struttura tendeva a deformarsi o a piegarsi, limitando l’efficacia del progetto. Tuttavia, il Cushman trovò un impiego più concreto nelle basi e negli aeroporti militari, dove veniva usato per spostamenti rapidi del personale. Molti esemplari seguirono le truppe alleate in Europa e arrivarono in Italia nel 1944.

La Vespa TAP, sviluppata in Francia negli anni Cinquanta, rappresenta un altro esempio di moto paracadutabile. Progettata per le truppe avioportate, la TAP aveva un cannone americano M20 da 75 mm e un motore da 145,2 cm³. Tuttavia, il peso elevato e la scarsa praticità reale ne limitarono l’uso in battaglia. Anche la versione taiwanese del Mitsubishi Silver Pigeon C-25, con un cannone simile, mostrò i medesimi limiti: un motore da 125 cm³ con appena 1,5 CV, un peso elevato e ruote inadatte ai terreni sconnessi. Nonostante i tentativi, molti di questi progetti rimasero esperimenti curiosi, senza trovare un impiego reale nel campo di battaglia.