Michelle Gallen: il peso del conflitto e l’umorismo come resistenza
Michelle Gallen parla del conflitto in Irlanda del Nord, dell’umorismo come forma di resistenza e della lettura come connessione umana.

Michelle Gallen, autrice irlandese del romanzo Grande ragazza, piccola città, racconta la vita in una cittadina immaginaria dell’Irlanda del Nord, Aghybogey, divisa tra protestanti e cattolici. Il libro, edito da Keller, si svolge in un mondo marginale e proletario, dove la sopravvivenza dipende dai sussidi di disoccupazione e dall’ironia. La narrativa, ispirata ai Troubles, esplora il legame tra dolore e umorismo, e la capacità della letteratura di catturare l’esperienza umana senza edulcorarla.
La violenza e l’ipervigilanza
La storia di Gallen si intreccia con la memoria dei Troubles, un periodo di conflitto che ha segnato profondamente la sua vita. Ricorda un episodio drammatico: quando, a 17 anni, la notizia dell’uccisione di un preside scolastico ha scatenato il panico in lei, poiché suo padre era il preside della scuola cattolica. «Non riuscivo a concentrarmi e pregavo che la vittima fosse l’altro preside, quello protestante», racconta. L’esperienza ha radicato in lei un’ipervigilanza che persiste ancora oggi, come dimostra un episodio recente in cui, su un treno in Italia, ha fotografato una borsa abbandonata per registrare la posizione, temendo un’esplosione.
La lettura come connessione umana
Per Gallen, la lettura condivisa rappresenta un momento di vera unione. «Discutere insieme della trama e della storia irlandese è stato un momento di vera unione», dice, riferendosi all’incontro con i gruppi di lettura al festival Testo. La connessione umana, dal vivo, è per lei la cosa più preziosa che si possa sperimentare. In un mondo dominato dai social media, che distorcono le opinioni e danneggiano la salute mentale, la lettura vive una rinascita, quando gli effetti dannosi dei social saranno più evidenti.
La scrittura di Gallen è un atto di resistenza. «È fondamentale scrivere di comunità povere e marginalizzate», afferma, sottolineando l’importanza di dare voce a esperienze non edulcorate. Il romanzo, come tanti altri della narrativa nordirlandese contemporanea, si concentra sui dettagli, sull’ipervigilanza e sull’umorismo come forma di sopravvivenza. «L’umorismo aiuta a sopportare la sofferenza, ma non scherziamo solo durante le tragedie», spiega. La risata è uno sfogo fisico condiviso, una ribellione contro il dolore. La sua voce, però, non si limita al conflitto. «Credo che la violenza, in ogni sua forma, sia sbagliata», dice, rifiutando di prendere posizioni in conflitti complessi. «So bene che chi è stato ferito tende a ferire a sua volta», osserva, sottolineando la complessità delle dinamiche di violenza. Per Gallen, la letteratura è un modo per impiegare con dignità il tempo su questa terra, e per riconoscere l’esperienza umana senza filtri.
- Michelle Gallen, nata nel 1975 a Castlederg, Irlanda del Nord, ha studiato Letteratura inglese al Trinity College di Dublino e Editoria alla Stirling University.
- Il suo romanzo Grande ragazza, piccola città è stato finalista al Costa First Novel Award.
- Il suo secondo romanzo, Factory Girls, ha vinto il Comedy Women in Print.
Con il suo lavoro, Michelle Gallen non solo racconta una storia, ma offre una voce autentica e necessaria. La sua narrativa, ispirata al conflitto, si distingue per l’umorismo e la capacità di catturare l’esperienza umana senza edulcorarla. La letteratura, per lei, è un atto di resistenza, un modo per impiegare con dignità il tempo su questa terra, e per riconoscere l’esperienza umana senza filtri. La lettura condivisa è un modo per impiegare con dignità il nostro limitato tempo su questa terra.
