Mercati obbligazionari dell’eurozona: tensioni, non recessione

Mercati obbligazionari dell’eurozona segnalano tensioni, non recessione. Rendimenti in aumento, pressione su Francia e Paesi periferici.

La situazione dei mercati obbligazionari dell’eurozona segnala una serie di tensioni, ma non un chiaro segnale di recessione. Gli investitori, preoccupati per l’inflazione e per le politiche di rialzo dei tassi della Banca centrale europea (BCE), hanno continuato a vendere titoli di Stato dei Paesi periferici, come Italia, Spagna e Francia, temendo un aumento dei costi di finanziamento. Tuttavia, non si osserva un allargamento significativo degli spread, né un calo dei rendimenti dei titoli tedeschi, che tradizionalmente sono considerati un rifugio di sicurezza in tempi di crisi.

Pressione su Francia e Paesi periferici

La Francia rimane al centro delle tensioni, con un divario di spread rispetto alla Germania che ha superato i 1,39 punti percentuali. A inizio settembre, il divario era di circa 0,87 punti, ma negli ultimi mesi si è ampliato a causa di un deficit di bilancio elevato e di un dibattito politico interno. Secondo il settimanale The Economist, per stabilizzare il debito francese ai costi di finanziamento attuali servirebbe una stretta fiscale superiore al 4% del PIL, circa dieci volte i risparmi oggi all’esame dei deputati.

La pressione si sta estendendo anche all’Italia e alla Spagna, con gli spread rispetto alla Germania che si sono allargati. Il rendimento del Btp decennale italiano ha sfiorato il 4,75%, il livello più alto da un anno, mentre lo spread della Spagna sui Bund è salito a circa 61 punti base. Questi movimenti riflettono una combinazione di fattori, tra cui lo shock energetico e le attese di una politica BCE più restrittiva.

Un rischio elevato, ma non acuto

Secondo Bloomberg, la probabilità di recessione dell’area euro a un anno è stimata al 20%, un livello elevato ma non ancora acuto. Al momento quella combinazione di fattori non si vede, ha sottolineato Ken Egan, responsabile del credito sovrano europeo presso l’agenzia di rating KBRA. “Il segnale tradizionale di una recessione è una curva dei rendimenti invertita, ma non sembra che i mercati stiano prezzando una contrazione economica.”

La situazione attuale sembra più vicina a una stagflazione: un’economia che perde slancio mentre l’inflazione continua a salire. In questo contesto, la BCE si trova in una posizione difficile, poiché l’inflazione è tornata sopra l’obiettivo senza che l’economia appaia chiaramente surriscaldata. Se i costi dell’energia continueranno a riversarsi sull’economia mentre i rendimenti di mercato e i costi di finanziamento sono già restrittivi, la vittima rischia di essere sempre più la domanda e la crescita. La tensione si acuisce anche con la situazione energetica. Gli stoccaggi di gas europei sono ai minimi per questo periodo dell’anno, con un livello di circa il 72%, il più basso da quando, nel 2011, sono iniziate le rilevazioni. Un inverno rigido potrebbe peggiorare la situazione, rendendo ancora più teso un mercato energetico già sotto pressione.

  • Il rendimento del Btp decennale italiano ha sfiorato il 4,75%, il livello più alto da un anno.
  • Lo spread della Spagna sui Bund è salito a circa 61 punti base.
  • La probabilità di recessione dell’area euro a un anno è stimata al 20%.

Se i mercati continueranno a comprare i Bund per paura della recessione, ma continueranno a disfarsi del debito francese, la BCE si troverà di fronte al dilemma che ha cercato di evitare per oltre un decennio. La situazione richiede una gestione attenta, ma per ora i segnali non indicano una recessione imminente, bensì una serie di tensioni economiche e finanziarie che richiedono una risposta coordinata.