Lupo in Veneto: 27 branchi e 111-128 esemplari a Belluno, ma nessun esemplare confidente e danni agli allevamenti dimezzati in 6 anni

Belluno monitora la presenza del lupo: 27 branchi e 111-128 esemplari, ma nessun esemplare confidente e danni agli allevamenti dimezzati in 6 anni.

A Belluno, il monitoraggio della presenza del lupo nel territorio ha rivelato 27 branchi e un totale di 111-128 esemplari. Nonostante l’aumento del numero di lupi, non è stato registrato alcun esemplare confidente, e in sei anni i danni agli allevamenti sono stati dimezzati. La Provincia, in collaborazione con la Regione Veneto e il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ha adottato misure di prevenzione efficaci, rendendo il territorio un modello per l’intera Regione.

Monitoraggio scientifico e tecnologie avanzate

Il lavoro di monitoraggio ha iniziato con l’uso di fototrappole, droni con termocamere e visori notturni, supportati da un’analisi critica dei social media. La stima del 2023 ha rilevato 17 unità riproduttive, ma solo nel 2026 è stata effettuata una valutazione completa. La collaborazione con l’università di Sassari ha permesso di adottare una metodologia scientifica uniforme, garantendo dati certi e di collocazione. La provincia ha messo a disposizione 200 fototrappole, tre droni e 12 visori notturni, supportati da segnalazioni e verifiche.

Un calo significativo dei danni agli allevamenti

Dal 2020 al 2025, i danni agli allevamenti zootecnici sono passati da 380 a 156 deceduti tra ovini, caprini, asini, equini e bovini. L’assessore regionale Dario Bond ha commentato che il calo è dovuto all’applicazione di misure di prevenzione da parte di persone intelligenti. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha svolto un ruolo chiave, anche quando l’assessore non aveva piena fiducia in tali misure. La paura della predazione blocca gli hobbisti, ma la consapevolezza delle precauzioni esistenti permette di tutelare gli allevamenti. Il commissario Oscar Da Rold ha sottolineato l’importanza di parlare con gli allevatori e fornire risarcimenti tempestivi. La presenza del pubblico ha un impatto emotivo sull’opinione pubblica, e la Polizia provinciale ha un ruolo cruciale per mantenere alta l’attenzione. Il modello del Parco, dove le predazioni sono state ridotte allo 0,1%, è diventato un riferimento per l’intero Veneto.

Un modello da esportare a livello regionale

Il punto ora è l’esportazione del modello Belluno non solo al territorio provinciale, ma anche a quello regionale. L’assessore regionale Dario Bond ha sottolineato che la questione lupo divide le persone: chi è felice per la biodiversità e chi è arrabbiato per il problema. La soluzione sta nell’estendere le misure di prevenzione, non solo nell’area parco, ma anche in altre zone. La provincia di Belluno deve diventare l’esempio per il Veneto, dove in altre aree siamo indietro di anni.

Il coordinatore regionale, Oscar Da Rold, ha sottolineato l’importanza di adottare approcci uniformi, adattando il modello Belluno alla pianura. L’università garantirà la scientificità del modello, e la provincia dovrà investire su radiocollari e mantenimento dei cani da guardiania. L’assessore ha concluso che il problema lupo sta diventando nazionale e deve essere visto come un rischio per la collettività, non solo come un elemento di biodiversità.