L’Amazzonia chiede intervento a Leone XIV contro il mercurio delle miniere d’oro

L’Amazzonia chiede intervento a Leone XIV contro il mercurio delle miniere d’oro, a rischio salute popoli indigeni

L’Amazzonia, un ecosistema vitale per il pianeta, è al centro di un appello urgente rivolto a Papa Leone XIV. Una delegazione di accademici e rappresentanti della società civile di Colombia, Brasile, Perù e Bolivia si prepara a incontrare il Papa il 30 settembre per denunciare i danni del mercurio utilizzato nelle miniere d’oro, a rischio della salute dei popoli indigeni e della sopravvivenza dell’ambiente. L’emergenza, spiegata da Jesus Olivero-Verbel, docente di Biologia molecolare e Statistica all’Università di Cartagena, riguarda l’aumento dell’esposizione al mercurio, con conseguenze gravi per le comunità locali e per l’ecosistema.

Il mercurio e le malformazioni dei feti

Il mercurio, utilizzato in modo indiscriminato nelle miniere d’oro, si diffonde nell’ambiente e si accumula nei corpi idrici, danneggiando la salute delle popolazioni indigene. Olivero-Verbel ha spiegato le conseguenze nefaste della dispersione del mercurio, soprattutto sulla salute dei bambini. Se l’esposizione avviene nell’utero, il cervello del feto che si sta formando è uno dei principali bersagli. Il mercurio, infatti, danneggia primariamente il sistema nervoso, con rischi di malformazioni e patologie gravi come la “malattia di Minamata”, una malattia neurologica che ha colpito la città giapponese di Minamata negli anni Sessanta.

La malattia di Minamata e il rischio per l’Amazzonia

Olivero-Verbel ha visitato Minamata più volte e ha conosciuto le persone colpite da quella orribile malattia: “Avevano già 50 anni, non parlavano, potevano fare pochissimi movimenti, erano in uno stato quasi vegetativo”. Il caso di Minamata, causato dall’inquinamento da mercurio, è un esempio drammatico delle conseguenze di un uso irresponsabile di un metallo tossico. L’Amazzonia, purtroppo, rischia di subire un destino simile. Gli studi hanno riscontrato livelli di mercurio elevati nei capelli di bambine colombiane, con conseguenze gravi per la salute e l’istruzione.

Il mercurio, utilizzato nell’estrazione dell’oro, raggiunge i corpi idrici e si accumula lungo la catena alimentare, un processo chiamato “biomagnificazione”. E poiché noi esseri umani siamo nella parte più alta della catena alimentare, accumuliamo il mercurio a concentrazioni che lo rendono particolarmente o altamente tossico. La comunità indigena, che difende l’Amazzonia da decenni, è tra le prime a subire i danni. La deforestazione e l’estrazione mineraria non solo mettono a rischio la salute, ma anche la sopravvivenza dell’ecosistema.

In Italia la Focsiv (Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana) sostiene l’iniziativa, sottolineando che “nessun beneficio economico giustifica la distruzione degli ecosistemi e della salute umana”. L’obiettivo è proteggere le comunità locali e l’ambiente, eliminando l’uso del mercurio nella filiera d’oro e introducendo controlli più severi sul commercio e la tracciabilità. L’Amazzonia, infatti, non solo è un’area strategica per la biodiversità, ma anche per la salute delle popolazioni che vivono nei Paesi vicini, come Bogotá. Se l’Amazzonia scompare, anche città come Bogotá si troveranno ad affrontare seri problemi con l’acqua. L’Amazzonia, un’area che esiste da milioni di anni, è distrutta solo per estrarre pepite di un metallo che non serve allo sviluppo dell’umanità. L’appello, che include l’Università di Cartagena e istituzioni accademiche del Perù e del Brasile, chiede una mobilitazione internazionale e il coinvolgimento della comunità cattolica.