Kiev in fiamme: bombe, droni e proteste contro il governo
Kiev vive un’ondata di attacchi russi: bombe, droni e rabbia crescente.

A Kiev, la guerra si fa sempre più sporca. Dopo mesi di attacchi russi, la capitale ucraina vive un’ondata di bombe, droni e rabbia. «Sono settimane che non ci dà tregua», racconta un abitante, mentre il fumo nero e acre avvolge la città. Il quartiere di Darnytskyi, tra i più colpiti, registra sette vittime, mentre il centro logistico di Vyshneve, che riceve, immagazzina e distribuisce componenti per droni, è ridotto in cenere. Il Servizio statale di emergenza ucraino annuncia nove morti accertati e 28 feriti, tra cui quattro bambini, con un totale di 105 persone salvate dagli edifici danneggiati.
La guerra si fa più veloce e più letale
La Russia, con i suoi missili balistici Zircon e Iskander, continua a colpire con precisione. Solo due ordigni sono stati intercettati, mentre 154 droni sono stati abbattuti. «Poche le armi in grado di colpire i velocissimi Zircon e Iskander russi», spiega un esperto. I Patriot, i sistemi di difesa su cui Trump aveva promesso supporto, sono esauriti. Stasera è stato abbattuto un solo missile balistico, semplicemente perché i Patriot non hanno batterie, dice Zelensky, sottolineando come la mancanza di intercettori incoraggi la Russia a lanciare attacchi contro vite umane.
La città in fiamme e la protesta cresce
Il cielo di Kiev è denso di rabbia e dolore. Le manifestazioni di protesta contro il governo sono entrate nella loro seconda settimana, con i giovani che si riversano sulla Khreshchaty, la via principale della città, gridando che «la corruzione uccide». Mentre i cittadini cercano rifugio, l’ingresso gratuito alle sirene non basta a salvare chi non ha i mezzi per andare via. Chi non ha i soldi per andare fuori città rischia la vita, dice Olga, una residente che mette un compensato sulle finestre distrutte.
La guerra non si ferma. Trentacinque missili, di cui 27 balistici, e 185 droni di tipo Shahed, la stragrande maggioranza dei quali diretti verso Kiev, continuano a colpire. L’ingresso è gratuito quando suonano le sirene, ma spesso le bombe cadono prima che arrivi l’allarme. La città, ormai ridotta a gruviera, vede distretti distrutti, scuole danneggiate e un’ambasciata lituana colpita. Il presidente lituano Gitanas Nauseda condanna l’attacco, mentre Vilnius convoca l’ambasciatore russo. Nonostante i colpi russi, l’Ucraina continua a resistere. I raid sulla raffineria Ufaneftekhim della Rosneft a Ufa e contro due ponti ferroviari in Crimea hanno danneggiato la logistica militare russa. A 130 miglia da Novorossiysk, una portacontainer da 100 mila tonnellate della Rosatom affonda. Sono colpi che fanno male, ma non abbastanza da convincere lo zar che è ora di finire questa maledetta guerra.
- Sette vittime nel quartiere di Darnytskyi
- 105 persone salvate dagli edifici danneggiati
- 154 droni abbattuti, solo due ordigni intercettati
- Proteste contro il governo in corso da due settimane
La guerra a Kiev non è più solo un conflitto militare. È un’esperienza di vita quotidiana, con bombe, droni e rabbia che si fondono in un’unica realtà. La città, tra i palazzi distrutti e i distretti in fiamme, continua a resistere, ma la sua resistenza si fa sempre più pesante.
