Grillo fa più paura al Pd che a Conte

Il leader M5s mette in tensione il Pd e il governo, con rischi per il Campo largo.

Dirigenti dem osservano la situazione del M5s, con Grillo e Conte in bilico
Dirigenti dem osservano la situazione del M5s, con Grillo e Conte in bilico

Il leader dei Cinque Stelle, Beppe Grillo, sta mettendo in tensione il Partito Democratico e il governo, con un impatto maggiore sul Pd che sul governo Conte. La situazione, in un contesto di incertezza politica, ha scatenato preoccupazioni all’interno del Pd, che vede nel M5s una minaccia non solo per il governo, ma anche per la sua stabilità. La scena si complica ulteriormente con la possibilità di una candidatura di Alessandro Di Battista, che potrebbe spostare il peso del movimento verso un’alternativa più radicale.

La minaccia del M5s

Il Pd, attraverso i suoi dirigenti, osserva con attenzione la situazione interna al M5s, dove Grillo e Conte si confrontano su chi abbia tradito il messaggio originario del Movimento. La tensione tra i due leader ha reso il M5s un punto di discussione centrale, con il rischio di una frattura interna che potrebbe indebolire la coalizione. I dem temono che un crollo di Conte possa portare a una divisione del Campo largo, un’ipotesi che preoccupa i dirigenti del Pd.

Un’area del M5s sotto osservazione

Alcuni esponenti del M5s, come Virginia Raggi e Chiara Appendino, potrebbero convergere con Di Battista se quest’ultimo decidesse di entrare in campo. Questa possibilità ha suscitato preoccupazioni, soprattutto in vista delle elezioni del 2027. Inoltre, il Tav in val di Susa e il termovalorizzatore a Roma potrebbero diventare un nuovo collante tra i M5s delle origini, ma solo se la situazione si stabilizzerà. La coalizione, tuttavia, non sembra trovare un accordo su come gestire le tensioni interne.

La situazione si complica ulteriormente con la difficoltà a chiudere l’accordo del Campo largo nelle città che andranno al voto nel 2027. A Roma, in particolare, le divergenze tra il M5s rappresentato da Virginia Raggi e il sindaco Roberto Gualtieri non sono state risolte. Questo crea un clima di incertezza, con il rischio che il M5s si divida in più fazioni, indebolendo la sua capacità di agire come un’unica forza politica.

Elly Schlein, segretaria del Pd, osserva la situazione da lontano, senza prendere posizioni immediate. Il partito, però, si prepara a valutare la situazione a settembre, dopo che il M5s avrà affrontato l’audizione in commissione d’inchiesta sulle sue gestione della pandemia. Intanto, i dirigenti dem si concentrano sulla difesa di Conte, considerato un alleato strategico per il Campo largo. La strategia del Pd è di rimanere vicini al leader M5s, anche se la situazione non è semplice.

Il Pd, attraverso il capogruppo al Senato Francesco Boccia e l’esponente Goffredo Bettini, cerca di mantenere la coesione del M5s. Bettini, in particolare, ha lavorato per evitare le primarie, convinto che la scelta di un capo della coalizione dovrebbe rispondere a una logica da premierato, simile a quella di Giorgia Meloni. La sua posizione riflette una preoccupazione per il rischio di una divisione interna, che potrebbe danneggiare la coalizione. La situazione rimane in bilico, con il Pd che cerca di mantenere il controllo sul M5s, ma senza prendere posizioni definitive. La prossima settimana, il M5s affronterà l’audizione in commissione d’inchiesta, un momento cruciale per valutare la sua stabilità. Per ora, il Pd si limita a osservare, sperando che il M5s mantenga la sua coesione e non si divida in più fazioni.