Il generale Masiello: «Siamo già in guerra». La minaccia ibrida e la difesa cognitiva
Il generale Masiello avverte: l’Italia è già in guerra. La minaccia ibrida e la difesa cognitiva dei soldati.
Il generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito, ha dichiarato che l’Italia è già in guerra, ma non solo in senso militare. La minaccia proviene da fonti non convenzionali, come la disinformazione e l’uso strategico degli smartphone, che vengono utilizzati per influenzare le opinioni e frammentare la coesione nazionale. L’annuncio, fatto durante un’intervista, ha suscitato preoccupazione per la crescente complessità dei conflitti moderni, che coinvolgono non solo armi e trincee, ma anche dati, informazioni e credibilità.
La guerra ibrida e il rischio di frammentazione
Secondo il generale, la guerra ibrida mira a indebolire l’unità del Paese, con l’obiettivo di spaccare l’Italia. L’arma principale di questa strategia è il controllo dell’informazione, che si diffonde attraverso i dispositivi mobili, i social media e i canali di comunicazione non tradizionali. «Siamo in guerra, ma pur sempre guerra», ha sottolineato Masiello, sottolineando che la minaccia non è solo esterna, ma anche interna, con la possibilità di attacchi che possono portare a una crisi sociale o politica.
La guerra ibrida non si limita a armi e trincee, ma coinvolge anche dati e credibilità.
Il generale ha anche spiegato che la lezione più dura riguarda l’Occidente, che per oltre vent’anni si è abituato all’idea di una pace permanente. «Ora dobbiamo essere pronti», ha detto Masiello, ricordando che l’Italia guida un battlegroup multinazionale in Bulgaria e è presente in Lettonia e Ungheria, con reparti in grado di reagire rapidamente a eventuali crisi.
Un manuale per la difesa cognitiva
Per fronteggiare questa forma di conflitto, l’Esercito ha diffuso un vademecum definito «manuale di autodifesa cognitiva». Il documento, spiega il generale, è stato creato per aiutare i militari a riconoscere e contrastare le tecniche di disinformazione. Il primo passo è imparare a identificare le leve emotive utilizzate per manipolare le opinioni. Il secondo è cogliere i segnali d’allarme, partendo dalla fretta, che spesso ostacola la verifica. Il terzo è seguire quattro regole: fermarsi, controllare, confrontare e solo alla fine condividere.
La difesa non può essere solo militare, ma deve coinvolgere l’intero sistema Paese.
Masiello ha anche richiamato il non-paper del ministro Guido Crosetto, che propone un approccio proattivo per anticipare gli attacchi e assorbirli prima che causino danni. «La regola è che a decidere sulla vita e sulla morte sarà sempre un essere umano», ha detto, sottolineando l’importanza della responsabilità umana anche in un contesto in cui l’intelligenza artificiale gioca un ruolo crescente. Il generale ha anche menzionato l’uso di droni Shahed da parte della Russia in Ucraina, che hanno lanciato 50.000 unità nel 2025. «Non è vero che i droni abbiano reso inutili i mezzi tradizionali», ha chiarito, sottolineando che è il modo in cui questi mezzi vengono concepiti che deve essere rivisto. L’Esercito sta testando nuove capacità, come la produzione di droni sul campo e il recupero dei feriti, per adattarsi a una guerra in cui la velocità e la quantità sono determinanti.
