Frane in aumento per caldo e piogge: «Gli escursionisti devono evitare i ghiaioni»
Rischio frane elevato per caldo estremo e piogge: consigli per escursionisti e turisti in montagna.

Le frane stanno aumentando a causa del caldo estremo e delle piogge improvvisi, con un rischio elevato per la montagna e per chi si avventura in escursione. Il geologo Vittorio Fenti ha sottolineato come la fragilità delle Dolomiti sia un fenomeno sempre più evidente. «La montagna crolla sotto i nostri occhi e se non è allarme, poco ci manca», ha detto, riferendosi a crolli che si susseguono inesorabili. L’ondata di caldo in arrivo potrebbe aggravare la situazione, creando ulteriore instabilità.
Permafrost sciogliuto e instabilità rocciosa
Le temperature elevate di questa estate e lo scorso inverno particolarmente mite hanno fatto sciogliere il permafrost, il collante che tiene insieme le rocce. «Dove non c’è più quel collante, si crea instabilità», ha spiegato Fenti. Il permafrost, una roccia gelata, era una struttura stabile, ma ora si sta degradando, aumentando il rischio di frane. «Sussistono in svariate montagne instabilità latenti che non si vedono», ha aggiunto, spiegando che basta una micro vibrazione sismica, una pioggia insistente o una differenza di temperatura per far sì che i massi precari crollino.
Le Dolomiti: un esempio di fragilità
Il Pelmo, una montagna particolarmente fragile, è un esempio chiave. «Nell’antichità attorno al Pelmo c’era una grande montagna e la sua lenta erosione nel corso di milioni di anni ha creato il Pelmo, che è molto fragile», ha detto Fenti. La parete nord del Pelmo è visibilmente fratturata, con macchie bianche e gialle che indicano distacchi recenti. «Lo si vede in particolare dalla parete nord che chiaramente è più rotta e fratturata», ha sottolineato, evidenziando come la fragilità sia un fenomeno visibile e prevedibile. Le bombe d’acqua costituiscono un ulteriore indice di allerta per le frane. Fenti ha ricordato che le frane creano e modellano il territorio, contribuendo alla bellezza delle Dolomiti. «Se non ci fossero le frane, non avremmo la bellezza delle Dolomiti che attraggono milioni di turisti da tutto il mondo», ha concluso, sottolineando l’importanza di una consapevolezza e di una gestione attenta del rischio.
La parete sud della Marmolada è formata di un calcare dolomitico massiccio. Anche lì c’è il ghiaione, però la stabilità è maggiore. Caso diverso per la Croda Marcora, che ha numerose strutture che evidenziano la roccia fratturata: sono visibili distacchi non molto antichi e vedono ai piedi della croda i depositi detritici che ogni tanto sotto forma di colata vengono portati sulla statale 51. Da lì fino a Cima Banche ci sono decine di situazioni a rischio di interruzioni stradali a causa dei crolli delle pareti.
«Ci sono più frane rispetto al passato», ha confermato Fenti, sottolineando che si tratta di fenomeni con i quali dovremmo convivere. «Sono fenomeni con i quali dovremmo convivere, anche perché in futuro ne avremo sempre di più», ha aggiunto, ricordando che il tipo di roccia e la sua conformazione influenzano la stabilità. Anche montagne apparentemente sicure possono franare, come il Civetta, dove la Torre Venezia ha subito crolli nel 2018 e nel 2020.
