Il film su Carlo Acutis racconta la vita di un santo moderno

Canale 5 presenta il film “Il mio nome è Carlo” su Carlo Acutis, un anno dopo la sua canonizzazione.

A un anno dalla canonizzazione di Carlo Acutis, Canale 5 presenta domenica 27 settembre il film tv “Il mio nome è Carlo”, diretto da Giacomo Campiotti. La pellicola racconta la vita del giovane santo, morto a soli quindici anni, ma che ha lasciato un’impronta profonda nella comunità cristiana. Il film, ambientato a Milano, si concentra su tre fasi della vita di Carlo: bambino, preadolescente e adolescente, con un’approccio narrativo semplice e accessibile, pensato soprattutto per i ragazzi.

Una vita di fede e testimonianza

Carlo Acutis, interpretato da Samuele Carrino, è un ragazzo sensibile, buono e carismatico, che cerca di mettere in pratica i insegnamenti di Gesù nel suo piccolo. La sua vita è segnata da una profonda fede, che si esprime in gesti concreti: aiuta i senzatetto, si dedica ai più fragili e crea una mostra digitale sui miracoli eucaristici. La madre Antonia, interpretata da Lucia Mascino, è una figura chiave nel racconto, che accompagna il figlio nel suo cammino di fede e lo sostiene nei momenti di incertezza.

La figura di Carlo è un esempio di originalità e ribellione alla vita da “fotocopia”. Il film, prodotto da Rti-Mediaset e Movie Magic International, si distingue per una linea narrativa dolce e ariosa, che cerca di tradurre la “complessità” della vita di Carlo in un racconto semplice e coinvolgente. La scelta di usare tre attori per le diverse fasi della vita del protagonista permette di sottolineare l’evoluzione del personaggio e la sua crescita spirituale.

Un’opera accessibile per i giovani

La storia si apre a Milano nel 1995, quando Carlo è ancora un bambino curioso e vivace. La sua relazione con Rajesh, un giovane di origine indiana, diventa un punto di riferimento per la sua crescita spirituale. La figura di Carlo, come ha detto il regista, è un esempio di originalità e ribellione alla vita da “fotocopia”, un invito a essere “rivoluzionari” nella propria esistenza. Il cast del film include anche attori come Maurizio Donadoni e Brayan Palliyagoda, che contribuiscono a rendere più vivida la narrazione. La sceneggiatura, scritta da Campiotti e Carlo Mazzotta, si basa su una struttura narrativa che si muove con rispetto per la vita del santo e per i suoi familiari. La linea stilistica del film, descritta come “descrittiva e semplice”, si accompagna a piccoli inciampi didascalici, ma non compromette la coerenza del racconto.

Il film cerca di rendere accessibile una figura straordinaria, ma anche umana. Con un titolo che invita a una relazione diretta con lo spettatore, “Il mio nome è Carlo” è un’opposizione al conformismo, un invito a essere originali e a vivere la fede con coraggio. Il film, inoltre, si pone come un’occasione per riflettere su come la testimonianza di un ragazzo possa influenzare le generazioni future, anche a distanza di tempo. Il film, in conclusione, rappresenta una proposta valida e accessibile, che cerca di far conoscere la figura e il carisma di Carlo Acutis soprattutto ai più giovani, con un invito a essere “rivoluzionari” nella propria esistenza e testimonianza di fede, mantenendosi sempre originali e mai grigie fotocopie.