Filippine avanzano rivendicazioni di diritti sul fondo marino nel Mare della Cina Meridionale

Filippine presentano rivendicazioni sul fondo marino nel Mare della Cina Meridionale, complicando negoziati per un codice di condotta regionale.

Filippine presentano rivendicazioni sul fondo marino nel Mare della Cina Meridionale, complicando negoziati per un codice di condotta regionale
Filippine presentano rivendicazioni sul fondo marino nel Mare della Cina Meridionale, complicando negoziati per un codice di condotta regionale

Le Filippine hanno presentato ufficialmente il 28 luglio una richiesta di diritti sul fondo marino nel Mare della Cina Meridionale, un atto che ha suscitato reazioni da parte di diversi attori regionali. La richiesta, volta a stabilire i limiti del continente continentale marittimo, è stata presentata alla Commissione delle Linee di Confine del Continente (CLC), un organo dell’ONU. L’azione filippina, che si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul Mare (UNCLOS), rappresenta un ulteriore passo nella complessa dinamica del Mare della Cina Meridionale, dove le rivendicazioni di sovranità e diritti marittimi si intrecciano. La Filippine ha sottolineato il suo impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione UNCLOS.

Un dibattito internazionale e regionale

La presentazione filippina ha suscitato reazioni immediate da parte di Pechino, che ha accusato Manila di “violare in modo flagrante” la sovranità cinese e di minare la pace regionale. La Cina ha inoltre sostenuto che la Filippine stia usando la richiesta come pretesto per rilanciare un verdetto arbitrale del 2016, che ha riconosciuto i diritti filippini nel Mare della Cina Meridionale. Mentre la Cina rifiuta il verdetto, la Filippine ha sottolineato il suo impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione UNCLOS. La richiesta non riguarda la sovranità su isole o acque, ma i diritti sul fondo marino e sul sottosuolo.

Un processo lungo e complesso

La richiesta filippina non riguarda la sovranità su isole o acque, ma i diritti sul fondo marino e sul sottosuolo. La Commissione CLC valuterà la richiesta in base a criteri scientifici e tecnici, un processo che potrebbe richiedere anni. L’azione filippina ha suscitato proteste da parte di Malaysia e Vietnam, che hanno espresso preoccupazioni per le sovranità nazionali. La Filippine, che ha un’antica rivendicazione su Sabah, ha sottolineato il suo ruolo di “mediatore onesto” nell’Asean, un ruolo che le è stato assegnato come presidente del gruppo. La Filippine ha sottolineato il suo impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione UNCLOS.

Analisti hanno sottolineato che la richiesta filippina non ostacolerà i negoziati sul codice di condotta per il Mare della Cina Meridionale, ma potrebbe complicare il raggiungimento di un accordo comune. L’Asean, che cerca di stabilire regole per il comportamento in mare, deve affrontare le divergenze tra membri, tra cui la Cina. La Filippine, come presidente del gruppo, deve bilanciare i propri diritti con il ruolo di mediatore. La Filippine ha sottolineato il suo ruolo di “mediatore onesto” nell’Asean. La complessità del dibattito sul fondo marino riflette la sfida più ampia di trovare un equilibrio tra sovranità e cooperazione in un’area geopoliticamente sensibile.

Vietnam e Malaysia hanno presentato le proprie rivendicazioni, con il Vietnam che ha espresso disponibilità a discutere soluzioni mutualmente benefiche con Manila. La Filippine ha sottolineato il suo impegno a mantenere la pace e la stabilità nel Mare della Cina Meridionale, un obiettivo che si allinea con le sue aspirazioni di leadership regionale. La richiesta filippina rappresenta un ulteriore passo nella complessa dinamica del Mare della Cina Meridionale, dove le rivendicazioni di sovranità e diritti marittimi si intrecciano. La Filippine ha sottolineato il suo impegno a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione UNCLOS.