Il Festival Cerealia 2026 si chiude con un convegno sull’innovazione e la sostenibilità nella pastorizia siciliana
Il Festival Cerealia 2026 si conclude con un convegno sull’innovazione e la sostenibilità nella pastorizia siciliana.
Il Festival Cerealia 2026 si è concluso con un convegno organizzato presso l’Aula Magna “G.P. Ballatore” del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (SAAF) dell’Università degli Studi di Palermo. L’evento, che ha visto la partecipazione di ricercatori, imprese, operatori della comunicazione e rappresentanti delle comunità rurali, ha rappresentato un’importante occasione per riflettere sul futuro della pastorizia in Sicilia, con un focus su innovazione, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.
La pastorizia come patrimonio culturale e ambientale
Il convegno, intitolato “Pastori di Sicilia – Ricerca, sostenibilità e sviluppo rurale”, ha visto la partecipazione di esperti e ricercatori che hanno analizzato le problematiche del settore e le opportunità di innovazione. Concetta Bruno, presidente di ComeUnaMarea APS, ha aperto i lavori con una relazione che ha sottolineato l’importanza della pastorizia come espressione di una relazione millenaria tra uomo, animali e territorio. Un patrimonio di pratiche, conoscenze e tradizioni che continua a caratterizzare il paesaggio e le comunità rurali siciliane. Un interrogativo centrale per il futuro del comparto è stato affrontato da Massimo Todaro, professore ordinario del Dipartimento SAAF, con la relazione “Quale futuro per la pastorizia?” Dopo aver analizzato le caratteristiche del settore e le problematiche geopolitiche che condizionano anche l’attività zootecnica, Todaro si è soffermato sulle condizioni necessarie per garantire la continuità delle aziende pastorali e favorire il coinvolgimento delle giovani generazioni.
Innovazione e tecnologie digitali nel settore zootenico
Il tema dell’innovazione è stato approfondito da Pietro Catania, professore ordinario del Dipartimento SAAF, con una relazione sulle “Applicazioni di tecnologie digitali al settore zootecnico”. Le tecnologie digitali possono offrire nuove opportunità per il monitoraggio degli allevamenti, la gestione delle mandrie e dei greggi, il controllo dei processi produttivi e il miglioramento dell’efficienza aziendale. Strumenti che, se correttamente integrati nell’organizzazione delle imprese, possono contribuire a una gestione più razionale delle risorse e a una maggiore sostenibilità delle attività zootecniche.
Particolarmente interessanti anche i contributi dei ricercatori del CoRFiLaC di Ragusa, il Consorzio per la Ricerca nel settore della Filiera Lattiero-Casearia. Stefania La Terra ha presentato il progetto COR.AS.HER. – Strategia d’innovazione e valorizzazione del latte di asina siciliano, iniziativa di ricerca e innovazione che vede il CoRFiLaC come ente capofila. Il progetto punta a valorizzare la filiera del latte d’asina, con particolare attenzione alla razza asinina autoctona Ragusana e alle altre realtà allevatoriali locali. Il valore della comunicazione nella promozione delle aree rurali è stato al centro dell’intervento, da remoto, di Marco Musso, CMO, Digital Strategist e Social Media Manager di JFM Communication, con la relazione “Coltivare storie, connettere futuri”, dedicata in particolare al territorio madonita. Il contributo ha evidenziato l’importanza di costruire una narrazione territoriale capace di trasformare le risorse locali in elementi riconoscibili di identità e attrattività.
Un’esperienza concreta del rapporto tra impresa, famiglia e tradizione è stata raccontata da Tiziana Buemi, delegata provinciale di Donne Impresa Coldiretti Messina, che, insieme ai familiari, conduce un’azienda zootecnica a Novara di Sicilia, dove si produce il Maiorchino, uno dei formaggi storici più rappresentativi della tradizione casearia messinese. La sua testimonianza ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle donne nella gestione delle aziende agricole e zootecniche e sulla capacità delle imprese familiari di custodire e tramandare saperi produttivi, mantenendo viva l’identità delle comunità rurali.
La mattinata si è conclusa con la proiezione del docufilm “Pastori di Sicilia – Paesaggi, Memoria, Comunità”, realizzato da ComeUnaMarea APS. Il documentario ha riportato l’attenzione sulle persone e sulle comunità che custodiscono e rinnovano la cultura pastorale siciliana, attraverso la presenza e la testimonianza di Maria Letizia Ponte e di Marta Spera (Azienda Agricola Balzo Rosso). Il paesaggio conserva i segni del lavoro umano e animale; la memoria tramanda pratiche, conoscenze e consuetudini; le comunità mantengono vivi quei legami sociali e culturali che danno significato alle attività rurali.
