Ergastolo per Moussa Sangare, il pm: «Ha ucciso per noia e piacere personale»
Il pm chiede ergastolo per Sangare, accusato di aver ucciso Sharon Verzeni per noia. Le prove sono solide.

Il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare, accusato di aver ucciso Sharon Verzeni con cinque coltellate alla schiena, «tutte nello stesso punto e con grande violenza, solo per noia e per provare un’emozione speciale». La richiesta di condanna, sostenuta da prove «granitiche», è stata avanzata durante l’udienza in cui Sangare ha ascoltato le accuse con indifferenza, accasciato sulla sedia e borbottando quando non condivideva le affermazioni del magistrato. Le immagini di Sangare che si allontana in bicicletta dal luogo del delitto raccontano una verità diversa da quelle che ha dato in pasto agli inquirenti.
Le tre versioni del delitto
La notte del 30 luglio 2024, Sangare ha raccontato di essere uscito di casa «con l’ossessione di accoltellare qualcuno» sospinto da «un’onda emotiva». Dopo tre confessioni, ha fornito altrettante versioni differenti: non era a Terno d’Isola, era andato ma non nell’orario dell’omicidio, infine ha affermato di aver visto Sharon litigare con un uomo misterioso. Le immagini di lui che si allontana in bicicletta, scovate in quattordici mila ore di filmati, e la segnalazione di testimoni che lo hanno incrociato per strada raccontano un’altra storia.
Le indagini e le prove
Le indagini, durate un mese, hanno esplorato ogni pista, da quella familiare a quella legata ai contatti di Sharon con Scietology. I carabinieri del Nucleo provinciale, del Ris e del Ros hanno lavorato «pancia a terra» per identificare il colpevole, anche attraverso approfondimenti sgradevoli sulla vita della vittima e del suo compagno Sergio Ruocco. Quando Sharon è stata trovata moribonda all’una di notte, il fidanzato dormiva profondamente, tanto che gli investigatori hanno avuto difficoltà a svegliarlo. Il telefono e il computer della vittima sono stati sequestrati, i genitori e i fratelli posti sotto intercettazione.
«Procedure invasive ma necessarie per catturare spunti investigativi», ha spiegato il pm. Il risultato è stato nullo: Sharon conduceva una vita normale, ordinaria e tranquilla, senza litigi con il compagno riferiti dai vicini. Ruocco, seduto tra i genitori della donna che sarebbe presto diventata sua moglie, si è commosso quando sono stati proiettati gli ultimi frame della vita di Sharon, gli ultimi passi prima dell’aggressione. La sua reazione ha sottolineato la gravità del crimine e la profonda emozione suscitata dal caso.
«Sergio esce da questa storia con grande dignità e senza alcuna ombra», ha rimarcato Marchisio, a dispetto di chi cerca di farsi pubblicità su internet con teorie strampalate. Quanto a Sangare, accusato di omicidio pluriaggravato, il pm ha letto stralci del suo interrogatorio per evidenziare la banalità del male. «La mia intenzione era ucciderla, sentivo il mood», ha detto Sangare. «Purtroppo è capitato, mi pento ma ormai è passato un mese e non posso piangere, non posso essere depresso per mesi. Quella cosa lì dura un paio di giorni, poi ti devi riprendere altrimenti non ti tiri più su. Quando mi sono messo sul divano dopo l’aggressione ho provato una specie di comfort, come se mi fossi liberato da un peso».
